vocation stories | SABINA

L’ora del giorno che preferisco è l’ora in cui il sole comincia a calare, e manda la sua luce calda tra gli alberi e sulle colline. Fu a quell’ora che presi il treno.

Fu a quella stessa ora che, pochi giorni dopo, incontrai il suo sguardo, e capii che quel viaggio mi aveva portata in realtà ben più lontano del capolinea.

Ora, su quel treno ci ero salita pensando soprattutto a ciò che per quella settimana avrei lasciato a casa. Gli amici di quell’estate che volgeva a termine, il mio mondo di libri, TV e canzoni che mi facevano sentire finalmente libera appena chiudevo la porta della mia stanza. Avevo sedici anni.

Avevo lasciato a casa la foto del ragazzo con cui stavo, chissà per quale arcano ragionamento, visto che la portavo ovunque, per rassicurarmi di essere felice. Così che quando tornai e la rividi proprio lì, incastonata nel comodino, mi fece l’impressione imbarazzante delle cose che non sono al loro posto.

Ma fu proprio quella luce calda della sera a suggerire al mio cuore che non si può vivere dei sogni del passato, perché il giorno finisce e il domani sarà nuovo. Mentre il treno in corsa attraversava paesi conosciuti iniziavo a pensare con un senso di libertà che non era un errore l’aver accettato quell’invito. Una settimana di esercizi spirituali mi avrebbe dato l’entusiasmo per capire che la vita che stavo progettando era bellissima.

Dev’essere come quando stai guardando un film e ti accorgi di aver perso la prima parte. Mancavano le premesse per tutto ciò che stava accadendo, non riconoscevo la protagonista che ero io stessa. Non riuscivo più a convincermi di essere felice. Perché guardandomi intorno vedevo tante cose che rendevano piacevole la mia vita, ma niente che potesse realizzarla in pieno. Il mio castello di sabbia faceva acqua da tutte le parti, e io stavo lì a fissarlo con gli occhi sgomenti di chi, sulla spiaggia, comprende che non le basta più una costruzione fantasma a metà tra la terra e il mare. Si può prendere il largo.

Fu proprio allora che Lui passò per quella riva. “Erano le quattro del pomeriggio”. Decisi in un attimo di corrergli incontro con le mie mani vuote, lasciando il mio castello a distruggersi: “Signore, se hai pensato qualcosa per la mia vita, dimmelo, sono disposta a tutto”. Nella luce di quella sera, avevo capito di non avere più nulla da perdere. Di potergli affidare i miei sogni, le mie paure, i miei legami. E lasciarmi penetrare da quello sguardo fu la sorpresa più bella, la certezza di aver trovato l’Amore.

Lì, nell’Eucarestia, a cui mi trovavo davanti come per la prima volta, c’era Lui che mi conosceva, che era morto per tutti i miei peccati, e mi stava donando tutto se stesso. C’erano la dolcezza del suo perdono, e il suo desiderio di stabilire proprio con me un’alleanza nuova, per darmi la felicità! Ogni promessa effimera scompariva di fronte alla certezza di quella Presenza che, nel silenzio, riusciva a gridare tutto il suo Amore.

Davanti a Lui mi arresi e per la prima volta mi invase la gioia di dirgli sì. Lui, che si dava tutto nell’Eucarestia, non poteva che domandare tutto. Così, mi sembrò ancora poco offrirgli la mia vita, ma era tutto ciò che avevo.

Conobbi la Comunità delle Apostole della Vita Interiore dopo un anno dal nostro primo incontro. Era un segno troppo bello per non capire che me l’aveva mandato Lui. Il segno di una vita consacrata bella, realizzata nella gioia, nella preghiera, nell’unione fraterna. E nell’apostolato. Perché quel seme, che dopo tante peripezie tra le spine e i sassi aveva finalmente trovato nel mio cuore un po’ di terra buona, non poteva più andare sprecato. Avevo conosciuto l’Amore di Dio. Neppure una lacrima, neppure una ferita di quell’Amore poteva essere perduta. Non una delle parole che erano uscite dalla sua bocca. Non un gesto di quella tenerezza che aveva cambiato il mio cuore e spiegato il senso della mia esistenza. Ero troppo felice perché non lo potessero essere anche gli altri.

L’ora del giorno che preferisco è quando il Signore mi passa ancora vicino. Si ferma, incontra il mio sguardo, aggiusta la rotta verso il mare aperto.