vocation stories | SIMONA C

Fin da piccola ho vissuto in una casa in campagna, con una grande passione per i cartoni animati e il sogno di diventare una veterinaria. Quando compii 12 anni, una serie di circostanze mi fecero maturare, tra cui la malattia e la morte di mia nonna, alla quale ero molto legata. Cominciai allora ad avvicinarmi di più a Dio, a riflettere sull’importanza delle persone, sulla bellezza di rendermi utile agli altri, tanto che nacque in me il desiderio di fare la pediatra e di partire in missione, come aveva già fatto il mio parroco don Rocco. In realtà non mi sentivo portata per studiare medicina, ma presa com’ero dall’ideale della missione, misi a tacere tutti i miei dubbi in proposito. Qualcuno di voi potrebbe chiedermi a questo punto: “Allora tu pensavi fin da piccola di diventare suora?”. Assolutamente no! Pensavo invece di sposarmi, di avere figli, ma spesso l’ idea di avere una famiglia non mi entusiasmava, perché mi sembrava una via troppo stretta per me. Desideravo essere libera per dedicarmi a più persone e mi rendevo conto che, legandomi a qualcuno, non avrei potuto fare ciò a tempo pieno. Al limite avrei sposato un ragazzo con il mio stesso ideale missionario.

Fu dopo il primo anno di Medicina trascorso a Roma che avvenne la grande svolta della mia vita. Mi trovavo nella Cappella dell’Università quando mi si avvicinò una ragazza, dicendo di essere una suora. Non indossava né l’abito né il velo, ma sentii che mi dovevo fidare. Parlammo dieci minuti della preghiera e sentendomela descrivere come “il respiro dell’anima”, mi resi conto che i miei polmoni erano un po’ a secco! Infatti, non le nascosi che nell’ultimo periodo mi ero gettata a capofitto nello studio tralasciando tutto, compreso Dio. Mi colpì quando disse che per coltivare la vita spirituale erano necessarie la convinzione e l’allenamento alla preghiera.

Qualche giorno dopo poi andai a trovarla nella Comunità in cui viveva. Fu grande la mia sorpresa quando mi ritrovai in un semplice appartamento con dieci ragazze simpaticissime e allegre: si chiamavano Apostole della Vita Interiore! Quel giorno conobbi anche il fondatore della Comunità, un sacerdote con il quale ebbi un colloquio che mi aprì veramente gli occhi. Per la prima volta vidi tutto chiaro e capii il vero scopo della vita: quello di diventare SANTA, cioè di realizzare il progetto di Dio su di me. Ma per scoprirlo dovevo iniziare a pregare; decisi così di fare mezz’ora di meditazione ogni giorno e di impegnarmi a fondo nella vita spirituale. Aveva ragione Loredana: era questione di allenamento! Tanto è vero che più tempo dedicavo a Dio, meno mi costava e più la comunione con Lui cresceva. In quel periodo avevo proprio l’impressione di essere “a mollo” nella grazia e che la mia anima fosse come una spugna. Dio esercitava su di me un’attrazione sempre più forte e stava trasformando la mia vita colmandola di una gioia e di una pace profonda. Man mano che il tempo passava cresceva dentro di me il desiderio di donarmi ulteriormente a Dio e cominciai a pensare alla consacrazione. Fino ad allora non mi ero mai legata a nessuno, anche se chiedevo spesso a Dio di farmi incontrare un bravo ragazzo: l’unico particolare era che solo un santo poteva soddisfare le mie richieste! Ma se il Signore non mi fece mai incontrare il mio “principe azzurro” fu perché aveva in serbo per me un altro progetto, che non tardò a rivelarmi. Come? Una domenica di ottobre ero in una Chiesa a pregare quando improvvisamente una chiara intuizione mi balenò nella mente e nel cuore: DIO È TUTTO!

L’avevo sentito dire tante volte ma mai mi colpì come in quel momento. Fu una cosa sola per me capire questo e decidere di consacrarmi. Poco tempo dopo decisi anche di lasciare medicina e di entrare nella comunità delle Apostole, dove avrei potuto dedicare tutta la mia vita ad annunciare Gesù ai giovani. Sono trascorsi 15 anni da quel famoso ottobre e oggi, come allora, prego: “Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre”(Salmo 52).