Posted On 07/03/2024

Amicizia con|nel Signore

«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 15). L’amicizia di Dio concede l’immortalità a quanti vi si dispongono debitamente. (dal trattato “Contro le eresie” di Sant’Ireneo).

Gesù, il divin Maestro, ha ricevuto l’amore dal Padre e lo ha donato liberamente a coloro che lo circondavano.
Ha ricevuto nutrimento e cura dalla Madre, e ci nutre in cambio. Ha amato tutta la creazione, ogni uomo, e ogni donna, come solo Dio può amare veramente, profondamente. Egli è Maestro, Guaritore, Amante e Amico di ciascuno di noi e c’è così tanto che Egli desidera condividere con noi da tutto ciò che ha imparato dal Padre.

Sappiamo che non siamo fatti per stare da soli ma non sempre sappiamo come trovare, essere, amare un’altra persona come amico. Non seguiamo l’idea di amicizia che il mondo suggerisce ma quella guidata dallo Spirito Santo, che ha come obiettivo il cielo. Molti di noi hanno avuto amicizie che sono state fonte di crescita e di scoperta di sé stessi, anche in mezzo alle normali differenze e alle inevitabili incomprensioni. Abbiamo anche avuto amicizie che hanno rivelato (spesso con un leggero sottofondo di vergogna) alcuni dei nostri limiti e peccati: gelosia, possesso, avidità, manipolazione, impazienza, rabbia o vendetta.

E se iniziassimo ogni relazione esaminando prima come Gesù ha vissuto le sue amicizie? Due incontri che la Scrittura ci offre, la Trasfigurazione sul Monte Tabor e l’Unzione a Betania, sono esempi ricchi di come Gesù abbia amato i suoi amici.

Monte Tabor
È chiaro che Gesù amava tutti i suoi apostoli, ma quanto è bello vedere che quando si rivelò nello splendore, ne portò con sé solo tre. Tra tutte le persone che aveva incontrato, ne scelse settantadue; tra i settantadue ne scelse dodici; tra i dodici ne scelse tre; tra i tre, Giovanni fu l’amato. Una persona che tende a tenere per sé parti intime della propria vita potrebbe rimanere sbalordita nel vedere che Gesù aveva settantadue discepoli con cui condividere la sua vita (Siracide 6:6a). Colui che tende ad esternare parti nascoste della propria vita con quasi tutti coloro che sono disponibili ad ascoltare, potrebbe commuoversi nel vedere che Gesù ha portato con sé solo tre apostoli (Mt 17,1).

Perché ha portato Giacomo, Giovanni e Pietro con sé sul monte Tabor? Ci chiediamo se sia possibile che Lui li abbia amati più degli altri e potremmo essere tentati di pensare di essere noi stessi tra gli altri nove apostoli che sono stati amati “di meno”. E se non si trattasse tanto di quantità, ma di qualità? Egli scelse quei tre apostoli per condividere un rapporto più profondo con loro, d’amicizia intima.

Immaginate la scena come se foste lì: come sarebbe stato fare un’escursione con Gesù? Avrebbe scelto un sentiero facile e camminato a passo lento mentre parlava con i suoi amici, o qualcosa di più faticoso come sfida fisica per deliziarli? Avrebbero corso su una parte della montagna per avere un momento di “gioco” ed alleviare le difficoltà del loro apostolato? Che cosa fareste se foste accanto a Gesù che sale su quella montagna? Riuscite a immaginarlo?

La Trasfigurazione non fu solo un momento in cui Pietro, Giacomo e Giovanni videro Gesù, il cui “volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”, ma anche durante la quale fu rivelata loro la voce di Dio Padre. È del tutto plausibile immaginare che i tre apostoli avrebbero potuto rifiutare ciò che avevano visto e considerare la voce udita come una sorta di strana “visione” onirica causata dallo sforzo di salire sulla montagna. Lo scrittore del libro del Siracide dice: “Siano molti quelli che vivono in pace con te, ma tuo consigliere uno su mille. Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura” (Siracide 6:6-8). Gesù portò con sé i suoi confidenti e, con grande vulnerabilità ed estrema fiducia, mostrò loro la sua vera identità che fu poi confermata dal Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mt 17,5c). Gesù si è affidato a loro dopo aver trascorso mesi (anni) a conoscere i loro cuori sapendo bene che solo Giovanni l’amato sarebbe stato presente nel momento della più grande difficoltà ai piedi della sua croce (Siracide 6,8b). Perché fare una cosa del genere?

Amore.

L’amore costa.

L’amore è rischioso e talvolta difficile da dare o da ricevere, ma il sesto capitolo del Siracide continua con uno dei passi più citati sull’amicizia: Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è misura per il suo valore. Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore. Chi teme il Signore sa scegliere gli amici: come è lui, tali saranno i suoi amici. (Siracide 6:14-17). Possiamo trovare conforto nella certezza che, correndo il rischio, riceveremo la ricompensa.

• È difficile per me essere vulnerabile con i miei amici? Ho paura di rischiare come ha fatto Gesù?

• Condivido il mio cuore con molti o con nessuno?

• Affermo l’identità del mio amico come figlio/figlia amato/a da Dio?

Betania
Il Vangelo di Giovanni ci racconta che poco meno di una settimana prima della sua Passione, Gesù si recò a Betania per stare con Lazzaro, Maria e Marta. Non sappiamo quanto spesso potessero vedersi, dato che Gesù viaggiava con i suoi apostoli guarendo molti malati e insegnando nei villaggi ma sappiamo che prima della “fine” volle passare una serata con loro.

Che dono! Ha condiviso con loro che avrebbe sofferto, senza far perder loro la speranza? Li ha ringraziati per il loro tempo, la loro presenza e per tutti i modi in cui lo hanno amato (e forse anche preso in giro) nel corso degli anni? Queste sono conversazioni a cui non abbiamo accesso, ma ciò che Giovanni ha scritto è che Maria unse Gesù. “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo” (Gv 12,1-3).

Questo gesto ha un grande significato, sia culturale che religioso, e mentre i vangeli di Matteo e Marco dicono che la donna gli versò l’olio sul capo, alludendo ad un’unzione regale/messianica, Giovanni menziona i piedi di Gesù. Pochi capitoli dopo, Gesù lava i piedi ai suoi apostoli durante l’Ultima Cena. Cosa possiamo imparare da questo incontro tra Gesù e Maria di Betania? Per amore di Gesù, “sprecare” un profumo costoso valeva la pena, anzi, non fu affatto uno spreco. Maria, avendo capito che Gesù fosse il Messia, lo ha servito (di solito come una serva lava i piedi) con la cosa più preziosa che possedeva: tutta la sua vita. Questo gesto diceva: “Sì, io so chi sei, amico mio, e vali molto di più del più costoso dei profumi”. Quando Giuda l’Iscariota si lamentò dello spreco, Gesù disse: “Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura” (Giovanni 12:4-7). Forse Maria non ha usato tutto l’olio e Gesù alludeva a uno dei più grandi atti di misericordia: l’elemosina e il seppellimento dei morti.

Conosceva il suo Amico e l’Amico conosceva lei.

Amicizia con il Signore
Coltivare la propria amicizia con Gesù è la fonte più grande da cui attingere la grazia e la virtù necessaria per amare i nostri amici come Egli ama loro. In altre parole, l’amicizia con il Signore ci permette di avere amicizie nel Signore con coloro che Egli ha messo sul nostro cammino. Sant’Ireneo scrisse che l’amicizia con Dio porta il dono dell’immortalità a coloro che l’accettano, e quanto sarebbe bello se potessimo condividere questa immortalità (la vita eterna) con quei “uno su mille” che Dio ci ha donato.

• Come vivo le mie amicizie più intime?

• Sono disposto a “spendermi” prima di tutto per la mia amicizia con Dio, in modo da poter essere a mia volta un dono per coloro che chiamo amici?

Proposito concreto suggerito:
Riflettere in preghiera sulle domande qua sopra e su quelle che questa meditazione suscita nel mio cuore riguardo alle mie amicizie offrendo a Dio tutti i miei limiti e le mie mancanze. Cercare il sacramento della riconciliazione per essere riempito della grazia necessaria a fare qualche passo avanti verso un’amicizia santa e virtuosa nel Signore. Se non sono abituato a farlo, confido ai miei amici un’intenzione per la quale possano pregare (per crescere nell’intimità attraverso il Signore). Se sono consapevole di condividere troppo con troppi, prego con Gesù che ha scelto quali apostoli portare con sé sul Monte Tabor.

La meditazione di questo mese è di Briana Santiago

Fonti: Il dono disinteressato di Giovanni Paolo II, Friendship in the Lord di Paul Hinnebusch, O.P.

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