Posted On 01/09/2017

Appartenenza e Partecipazione. Giovani Aperti all’Incontro.

I due Discepoli di Giovanni Battista e gli Studenti del Texas
Coinvolti nei processi di cambiamento e attivi nel fare il bene. Questo desiderano i giovani, più che essere recipienti passivi della formazione che diamo loro. Ricordo che quando Padre Salvatore, fondatore delle Apostole della Vita Interiore, mi insegnò come fare la meditazione quotidiana, mi chiese: ‹‹Hai qualche amica che sarebbe contenta di pregare così? Fatelo insieme, e anche lei imparerà››. Avevo sui vent’anni, e la fiducia di un sacerdote adulto mi incoraggiò, responsabilizzò ed entusiasmò al punto che raccolsi un gruppetto di amici cui condividere il tesoro ricevuto.
Avere un compito, anche piccolo, parte di un solido progetto comune, rappresenta per un cuore giovane un’ occasione in cui crescere, mettere a servizio le capacità personali e instaurare relazioni significative. Marco, studente universitario messicano in Texas, aveva organizzato coi suoi amici, negli anni delle scuole superiori, una conferenza, in cui erano riusciti a portare nella loro città Nick Vujicic, il protagonista del cortometraggio “Il Circo della Farfalla”. Un ospite che fu capace di dare speranza a cinquemila giovani e disabili, con la potenza della sua storia.

A distanza di quattro anni Marco ancora racconta con vivacità questa esperienza, come di una svolta nella sua vita: appartenere ad una squadra che fa del bene per molti altri e poter contribuire con il proprio impegno ad un mondo migliore sono adesso la sua identità. Marco non ha rinunciato alla fatica di desiderare, sognare e progettare, e ha colto l’opportunità concreta che il suo contesto gli ha offerto; non si è lamentato di non essere lui il protagonista o di non essere lui sul palco a ricevere gli applausi.
La sua storia è stata per me una grande ispirazione, perché mi sono accorta che divenendo adulti è facile disprezzare i lavori dietro le quinte che ci vengono richiesti e che facilmente perdiamo di vista l’obiettivo finale quando la nostra parte non è direttamente riconoscibile. Marco invece, con la goia negli occhi, guardava al risultato concreto dello sforzo di tutti; con “l’umile orgoglio” e quasi la velata la sorpresa di essere proprio lui parte dei “privilegiati” a cui era permesso lavorare sodo, non si sognava neanche di lamentarsi che c’era troppo da fare. Ha custodito quei momenti come un tesoro cui attingere per continuare a crescere.
Un’altra occasione di gioia ci è stata regalata nella Quaresima 2017, in cui abbiamo proposto ai giovani di aiutarci nell’evangelizzazione di altri studenti in Texas con questo invito:
‹‹Vorremmo esplorare la bellezza del nostro incontro col Signore e trovare modalità per esporre i nostri amici (anche i più lontani dalla fede) a questa bellezza, proprio tramite l’amicizia. Pregheremo e ci eserciteremo per dare un nome e condividere ciò che Dio ci ha donato (e anche alle paure da affrontare quando evangelizziamo!)››.

Ci hanno lasciato sbirciare nel loro cuore, e alla domanda: ‹‹Perché hai deciso di partecipare?›› hanno rivelato il desiderio di imparare, di acquisire strumenti, di allenarsi e di rischiare per vivere il bene che brucia nei loro cuori in attesa di riversarsi sul mondo:

‹‹Faccio parte di un gruppo universitario e vedo molti giovani che non hanno la gioia della fede. Vorrei esser capace di raggiungerli ed aiutarli, ma non so come.››

‹‹Dopo l’esperienza missionaria in Sud America, voglio evangelizzare ogni giorno. Sono piena di quella gioia cui la gente anela. Vorrei avere il coraggio di condividerla.››

‹‹Voglio portare ai miei amici quello che ho ricevuto al centro cattolico universitario! ››

‹‹Vedo che le Apostole attaccano bottone in mensa, e sotto sotto i giovani hanno voglia di parlare! Mi piacerebbe sapere come si fa… ››

E alla fine dell’esperienza, questo hanno condiviso:
‹‹Sono disposto ad uscire dal mio solito ambiente e anche sentirmi in imbarazzo se serve, pur di condividere la mia fede. Perdere tempo evangelizzando… val la pena!››
‹‹Adesso sono capace anch’io di prendere l’iniziativa per conoscere nuove persone; mi piace ascoltare le loro storie! ››

‹‹Che fortuna avere dei… compiti apostolici settimanali. Chi altro conosco che ha dei compiti apostolici?!?››

Aspettano di essere coinvolti! E questo li porta a pregare, lavorare, rischiare, discernere e amare.
‹‹Vi voglio proprio raccontare la mia esperienza con la squadra di evangelizzazione all’università del Texas. Innanzitutto mi ha mostrato l’infallibile e potente amore di Cristo. Quando ho accettato di far parte di questa iniziativa, avevo molta paura di non essere adatta e temevo che la gente non avesse bisogno di me. Questo gruppo mi ha dato invece l’opportunità di scoprire che sì, Gesù veramente sceglie anche me per evangelizzare! Sceglie tutti coloro che lo hanno incontrato, e li manda ad annunciare! E lo posso fare anch’io! Non certo basandomi sui mie talenti o limiti, ma sulla sua potenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza (Fil 4,13). Posso fidarmi che quando obbedisco alla sua volontà, Dio stesso provvederà ciò che mi serve. Lo scorso semestre incontrai sul campus una ragazza che si fermò da noi, mentre offrivamo, a chi voleva, di pregare per loro. Mentre lo facevamo, scoppiò a piangere e mi raccontò tutto quello che le stava accadendo. Vedere il suo dolore e la sua disperazione mi spezzò il cuore. La portai alla cappella dell’Adorazione e lì pregammo insieme un pochino. Lei non ci era mai stata! Ero così contenta che Gesù avesse organizzato tutto per noi proprio al momento giusto. Le lasciai il mio numero, ma lei non si fece più sentire. Un paio di settimane fa, eccola di nuovo passare accanto a noi sul campus; mi avvicinai e le parlai per un po’. La settimana seguente andammo insieme ad un gruppo di preghiera, che le piacque molto. Tornando in macchina, parlammo per una buona mezz’ora della Chiesa e di altri argomenti su cui le aveva tante domande. Si sentiva lo Spirito Santo che lavorava incredibilmente. Ancora mi emoziono a pensarci! Gesù mi ha veramente guidada a rischiare e a lanciarmi in cose che non avrei mai fatto prima! È stata un’avventura difficile, scomoda e piena di incertezza, ma ne è valsa la pena! Mi sono capitati così tanti begli incontri che non avrei mai pensato di poter avere. Ogni persona della squadra, inoltre, mi ha colpita per il forte desiderio di rispondere alla chiamata all’annuncio che Gesù ci rivolge. Mi rendo conto che mentre cercavo di evangelizzare, ero io costantemente evangelizzata dai giovani cristiani attorno a me. Non ho parole per esprimere la mia gratitudine al Signore che mi ha chiamata a far parte di questo gruppo.›› (Victoria)

I giovani come abbiamo visto, sono aperti all’incontro. Incontriamo i giovani all’univeristà e nelle mense. In parocchia e agli eventi sportivi. Ed essi si incontrano tra di loro. Incontrano sconosciuti e coetanei. E incontrano Gesù.

Ma che cosa è l’incontro?

Ecco cosa ho imparato da Greg, che fermandosi per qualche istante nel mio ufficio al centro universitario cattolico del Texas, me ne ha parlato partendo da una sua esperienza. L’incontro ha tre caratteristiche. Deve essere inaspettato, non pianificato. Implica che ci siano due persone, e che cioè non si sia soli con se stessi, con le proprie emozioni naturali o artificiali, ma ci si apra ad un diverso. E richiede vulnerabilità, per cui si lascia entrare qualcuno in sé (qualcuno che potrebbe anche cambiarci e scombussolarci la vita) e si lascia uscire qualcosa di sé per farne dono ad un altro.

Mi piace applicare questa descrizione a quello che ci succede con le persone, nessuno escluso, e anche con Dio. Sorpresa; due interlocutori; vulnerabilità. Questa è preghiera. Sorprende: non possiamo mai pianificare come si svilupperà in noi ogni volta che le diamo spazio. È rivolta a Dio, un Dio che chiama e attende risposte d’amore; non è un monologo, né una semplice riflessione, né una sensazione spirituale. La preghiera ci rende vulnerabili di fronte alla vocazione che Dio ci rivolge col rischio di sconvolgerci. Quando ci invita al dialogo, Dio stesso si rende vulnerabile al nostro rifiuto e alla nostra indifferenza riguardo la sua Parola, la sua presenza, la sua chiamata.

«Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni il Battista] disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,36-39).

Nella ricerca del senso da dare alla propria vita, due discepoli si sentono rivolgere da Gesù la domanda penetrante: «Che cercate?». Alla loro replica «Maestro, dove abiti?», segue la risposta-invito del Signore: «Venite e vedrete» (vv. 38-39). Gesù li chiama al tempo stesso a un percorso interiore e a una disponibilità a mettersi concretamente in movimento, senza ben sapere dove questo li porterà. Sarà un incontro memorabile, tanto da ricordarne perfino l’ora (v. 39).

Due discepoli giovani, che cercano, incontrano, pregano (sì perché dialogare con Gesù e con la sua Parola, significa pregare!) seguono e rimangono con Lui, coltivando l’amicizia giorno per giorno con Colui che li aveva sorpresi e li avrebbe poi mandati avanti per la missione incredibile di diventare suoi Apostoli!

Per la riflessione personale (carta e penna possono aiutarci a pregare con queste domande e a dialogare con Dio):

Adulti:

Come posso dare strumenti e compiti ai giovani perché sperimentino la gioia di fare il bene oltre che vederla in me? Che cosa  mi appassiona? Come partecipo attivamente nel viverlo e nel trasmetterlo? Di che cosa ringrazio Dio?

Come mi mantengo aperto all’incontro con Dio e con gli altri?

Quale Grazia gli chiedo per crescere in questi ambiti?

Giovani:

A quali buoni progetti ho partecipato attivamente e che cosa ho imparato di me e del contributo che posso dare?  

Quali opportunità mi sono lasciato sfuggire e perché?

Come ho incontrato finora Dio?

Come rispondo a Gesù che mi chiede: “Che cosa cerchi?”

Proposito concreto:

Elenco le caratteristiche della giovinezza descritte in questa meditazione. Ne scelgo una al giorno da vivere concretamente in questo mese in modo che mi trasformi. Chiedo la Grazia a Dio di aiutarmi a rispondere a questi suoi piccoli inviti quotidiani.

La meditazione di settembre è a cura di Clara.

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