Posted On 06/05/2016

Circondati dalla misericordia come dall’aria

Si dice che il segno inequivocabile che un’omelia o un documento del Magistero stiano per terminare è la menzione di Maria. Dopo una predica troppo lunga il nome di Maria giunge come chiara speranza di liberazione. Perché Maria arriva sempre in coda, a chiudere, a riassumere, e credo che lei sia ben felice di questo. Procedendo per ultima, dopo le grandi verità su Dio, Maria rimane sempre la più vicina a noi. Quando il Figlio ha già tagliato il traguardo, Maria è ancora sulla pista, per aspettare il più lento e magari dargli una spinta, con la sua discrezione.

La Bolla del Giubileo non fa eccezione. Quando Misericordiae Vultus, che è Gesù stesso, volto della misericordia del Padre, sfuma verso la conclusione (al numero 24), ci viene offerto un altro volto, una dolcezza di sguardo: quello di Maria. «Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio».

Maria ci viene donata, come fece Gesù stesso dalla Croce, come Madre di misericordia, così che possiamo gioire della tenerezza di Dio. Gioia, tenerezza: parole carissime a papa Francesco. Parole, ad essere onesti, che ci risultano tanto difficili, in un tempo segnato dalla paura, dalla precarietà, dall’esigenza di difendersi dall’altro e dal diverso. Parole di cui forse solo una madre può convincerci. Quando il cuore è rappreso dalla paura non ha bisogno di consigli sul coraggio, ma della dolcezza di uno sguardo che rigenera, che dà alla vita la conferma che essa viene dall’amore, e nonostante tutto resta nell’amore. La tenerezza di una madre ci cambia scommettendo continuamente sui suoi figli: è quanto leggo nelle parole di un abate medievale, che con cuore materno così prega per i monaci a lui affidati: «Tu sai, dolce Signore, quanto li ami, quanto si riversi in loro la mia tenerezza, e quanto scorra su di loro il mio affetto. Rimani, secondo la tua promessa di fedeltà, in mezzo a loro; e siccome tu sai ciò di cui ciascuno ha bisogno, ti supplico perché tu consolidi quanto c’è di debole in loro, non scarti ciò che è fragile, risani ciò che è malato, metta gioia in ciò che è mesto, accenda ciò che è tiepido, dia forza a ciò che è instabile, così che ciascuno senta che nei suoi bisogni e nelle sue tentazioni non gli manca la tua grazia» (Aelredo di Rievaulx, Preghiera pastorale). Quello che mi colpisce di questo sguardo è che tutti gli elementi negativi sono letti come parte della persona, non sono mai “tutta” la persona: Aelredo non chiede che Dio risani “chi” è malato, ma “ciò che” di malato c’è in qualcuno.

La sequenza Vieni, Santo Spirito ci educa allo stesso sguardo su noi stessi e sulle persone che ci circondano: che profonda pedagogia in questa invocazione allo Spirito Santo, che in questo mese vogliamo ripetere spesso, nell’attesa della Pentecoste! E lì dove lo Spirito è invocato sulla nostra debolezza, lì è sempre presente anche Maria, che dallo Spirito è stata avvolta al momento dell’Annunciazione, che sotto la croce ha ricevuto lo Spirito nell’ultimo respiro del Figlio, che nel Cenacolo ha radunato in preghiera gli apostoli spaventati. Maria abita sempre nel vento dello Spirito. E lì dove il nostro cuore attende guarigione, quello è il nuovo Cenacolo che Maria viene a visitare, per aprirlo alla misericordia. «Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno».

Maria è davvero la “Madre della misericordia”, come la Salve Regina ci insegna a credere: «Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù».

Se la misericordia del Padre è il mistero del suo cuore che batte senza sosta e dona vita al mondo e ad ogni figlio, Maria, ospitando in sé Gesù, e donando a lui il suo stesso sangue, è entrata con la misericordia in comunione di sangue, di respiro, di battito del cuore. Maria è stata abitata e sorpresa da una misericordia sconosciuta agli uomini, e ha creduto a quella sconvolgente misericordia che le diceva: sarai madre di un mondo nuovo, rigenerato dal perdono e dalla tenerezza. Maria si è lasciata trascinare da quell’uragano, così da portarlo subito ad Elisabetta: Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono (Lc 1,50). «Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria».

Ogni volta, allora, che avvertiamo il bisogno di fermarci, di essere sostenuti nella tentazione, o accompagnati nella prova, o illuminati, rinfrancati, piegati nella nostra durezza, lasciamoci incontrare dallo sguardo di Maria. Lasciamoci guardare dalla Madre, così che attraverso la sua tenerezza possiamo sentire anche noi il vento nuovo della misericordia sulle nostre piaghe, le nostre ansie, le nostre relazioni stanche. Il poeta G. M. Hopkins racconta di Maria proprio come dell’aria che ci avvolge e ci dà respiro e vita (La Beata Vergine paragonata all’aria che respiriamo):

«Dico che siamo avvolti/ dalla misericordia tutt’attorno/ come dall’aria: questa/ è Maria, e più per il suo nome./ Lei, fantastica tela, preziosa veste,/ ammanta il pianeta colpevole,/ perché Dio lascia che pregando/ lei dispensi la sua provvidenza:/ anzi, più che elemosiniera,/ la dolce elemosina è lei stessa/ e gli uomini dovrebbero partecipare/ della sua vita come la vita fa coll’aria».

Maria è madre di misericordia: perché tutto il nuovo, tutto il bello, tutto il perdono che Dio opera in noi, lo opera attraverso Maria. Per questo Hopkins la chiama “madre di ogni nuova grazia”! Nella nostra preghiera, allora, custodiamo sempre la sua presenza. Non importa se ci troviamo nel momento del bisogno, come a Cana, o nella ferialità di giorni che sembrano uguali, come a Nazareth, o in un tempo di sorpresa, come all’Annunciazione. Potremo essere anche a Betlemme, o al Calvario: ovunque ci troviamo, incrociamo sempre lo sguardo di Maria, esponiamoci con lei al vento dello Spirito… e ce ne accorgeremo anche noi, dopo un po’ di tempo: che ogni nuova grazia ci è sempre venuta da lei.

Suggerimenti per un proposito concreto:

  • Invochiamo lo Spirito Santo in attesa della Pentecoste (15 maggio) con le parole della Sequenza Vieni, Santo Spirito, e ponendoci sotto lo sguardo di Maria.
  • Chiediamo a Maria di aiutarci a riconoscere quale persona intorno a noi ha bisogno di uno sguardo di tenerezza, di fiducia, che continui a scommettere su di lei: quello sguardo può essere il nostro! Preghiamo allora per quella persona con le parole del Beato Aelredo.

La meditazione di questo mese è di Sabina.

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