Posted On 11/01/2024

Come il maestro

“Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore.”
(Mt 10, 24-25)

Il decimo capitolo del Vangelo di Matteo rappresenta una sorta di svolta per i dodici discepoli nel loro modo di seguire Gesù. Fino a quel momento, era Gesù che agiva, mentre i suoi discepoli erano come degli spettatori. Erano sì, i suoi compagni, i suoi amici più stretti, ma non erano stati del tutto partecipi della sua missione…non ancora. È nel decimo capitolo del Vangelo di Matteo che i dodici discepoli diventano apostoli; sono inviati da Gesù… inviati a essere come Lui, come il loro Maestro.

Con questo mandato Gesù comunica loro che non è sufficiente essere testimoni delle sue opere. Vuole di più per loro! Vuole di più per noi. Vuole che siamo come Lui: strumenti della Sua presenza, canali della Sua grazia, operai nella Sua vigna.

Questo fatto deve aver lasciato i Dodici, a dir poco sbigottiti. Hanno visto da vicino cosa significhi essere Gesù, quali le opere che Egli compie, il suo modo di parlare, di guardare … Hanno potuto anche osservare le varie reazioni che la presenza di Gesù provocava in coloro che venivano a contatto con Lui. Loro, più di chiunque altro, avevano potuto testimoniare la sua potenza, la sua divinità, la sua straordinarietà e il mistero che racchiudeva la sua persona. Avevano fatto esperienza diretta della meraviglia e dello stupore delle persone di fronte al miracolo di un cieco che vede e di uno zoppo che cammina. Hanno avuto esperienza diretta della libertà e della gioia che derivano dall’essere sotto il Suo sguardo; uno sguardo che comunica un amore personale e totalizzante. Hanno avuto conversazioni a tu per tu con Lui e sono stati interpellati in un modo mai sperimentato prima. Sono stati conosciuti nel loro peccato più oscuro e hanno ricevuto misericordia. Ognuno di loro è stato trasformato e reso nuovo dalla Sua presenza e ora sentono quella stessa voce gentile e affidabile dire: “Diventa come Me per gli altri”.

Posso solo immaginare cosa debba essere passato nei loro cuori e nelle loro menti … Una cosa infatti è ammirare il modo di vivere di Gesù e un’altra è abbracciarlo come proprio. È molto più facile infatti chiedere a Gesù, ad esempio, di intervenire con la sua giustizia ed il suo amore per risolvere una situazione particolarmente difficile – come un disaccordo con un amico per esempio -, piuttosto che impegnarmi io ad amare come Lui ama ed essere giusto come Lui è giusto in quella stessa situazione. In Matteo 10 Gesù è molto chiaro: Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. (v. 7-8). Li manda a predicare come Lui predica e a compiere miracoli come Lui li compie. Prima chiedevano a Gesù: “Vieni a compiere un miracolo!”, ora invece è Gesù che dice loro: “Vi do la stessa mia autorità per compiere quel miracolo nel mio Nome”.

Perché Gesù fa questo? Quale la logica divina che si trova dietro a ciò che umanamente non sembra avere alcun senso? In questo stesso capitolo di Matteo, è scritto: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (v. 8). Gesù poteva compiere da solo le sue opere: non aveva bisogno dei Dodici come non ha bisogno di nessuno di noi. Rimane solo una ragione allora: Lui vuole operare attraverso di noi. Ci sceglie come suoi messaggeri. Desidera condividere tutto con noi: anche il suo potere sul male, anche la sua parola profetica, anche il suo modo di amare, anche la sua intimità con il Padre e lo Spirito, anche sua Madre. Egli ha dato gratuitamente tutto ciò a questi dodici uomini semplici e ordinari, senza alcun merito da parte loro. Ora chiede loro di condividere altrettanto gratuitamente questi doni con gli altri.

È importante notare che Egli non manda nessuno da solo. Così come Lui è sempre accompagnato dal Padre e dallo Spirito Santo, promette quest’ultimo anche ai suoi nuovi apostoli. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi (Mt 10,19-20). Ancora una volta, ci invita a essere come Lui, non a sostituirci a Lui. Un discepolo non è più grande del maestro … è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro (Mt 10,24-25). Gesù rimane il Maestro. Conosce intimamente e personalmente i nostri cuori. Conosce il prossimo passo che ci porterà a crescere e a fiorire. Per esempio, è sua quella Voce che ci incoraggia a chiedere scusa e chiarire dopo un fraintendimento con un amico. Sa che saremo realizzati solo quando la nostra vita sarà completamente conformata alla sua e vivremo e ameremo come Lui vive e ama.

Nella Chiesa universale esiste una vasta tradizione dell’imitatio Christi – imitazione di Cristo. Nel corso dei secoli la Chiesa ha cercato di dare ascolto a questo comando di Matteo 10. Lo vediamo nella vita dei santi, nei vari movimenti laicali e in numerosi scrittori spirituali. San Francesco d’Assisi, conosciuto per la sua povertà radicale, ha scelto la vita povera dopo aver incontrato la povertà di Cristo: Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi (2 Cor 8,9). Uno dei libri spirituali più famosi, tradotto in tante diverse lingue, porta il titolo: L’imitazione di Cristo. Oggi vogliamo anche noi lasciarci “turbare” da queste parole di Cristo; è un bene che ci diano un po’ di fastidio e ci facciano riflettere. È bene se ci chiediamo: “In che modo Cristo mi invita a essere più simile a Lui?” Quest’anno, attraverso questa nuova serie di Acqua Zampillante, vogliamo concentrarci sul modo in cui Cristo entra in relazione con gli altri. Viviamo in un mondo così lacerato da divisioni e conflitti… Come siamo chiamati a imitare Cristo nel modo in cui vive le sue relazioni, nel modo in cui incontra gli altri? Come siamo chiamati ad amare come il Maestro?

Propositi concreti suggeriti:
1. Leggo lentamente e con raccoglimento interiore, Matteo 10 come se le parole di Gesù fossero rivolte direttamente a me. Mentre lo faccio, noto ciò che si muove nel mio cuore. Parlo con Gesù di queste cose con onestà e semplicità, chiedendogli di darmi la grazia di cui ho bisogno per essere più simile a Lui nella mia vita quotidiana. Per esempio, se mi colpiscono le parole scacciate i demòni (v. 8) posso chiedere al Signore di aiutarmi a portare una parola benevola in una conversazione dove il tono è negativo.
2. C’è una situazione nella mia vita in questo momento in cui mi ritrovo a pensare: “se solo Gesù fosse qui per fare ciò che solo Lui può fare…”? Chiedo con coraggio al Signore: “Forse mi stai chiedendo di essere Te in quella situazione?”. Mentre cerco di essere Lui, sapendo di non agire da solo, posso recitare una semplice preghiera: “Gesù vivi la tua [pace, pazienza, dolcezza, … inserire la caratteristica desiderata di Gesù] in me e attraverso di me”.

La meditazione di questo mese è di Cherise Klekar

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