Posted On 05/05/2021

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by AVI Admin

Come l’aridità nella preghiera è l’avventura più importante

Ho cominciato a leggere di nuovo il romanzo divertentissimo Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. E’ la storia di un nobile spagnolo impazzito e impoverito che incomincia, insieme al suo più sano “scudiero” Sancho Panza, la caccia di avventure per ravviare la cavalleria di una volta. Ogni avventura diventa una disavventura, la più famosa delle quali quella con i mulini a vento. Don Chisciotte intravede trenta o quaranta mulini a vento sull’orizzonte e dichiara a Sancho Panza che sono giganti con cui intende combattere “fiera e disuguale battaglia.” Sancho gli dice che sono mulini a vento, ma don Chisciotte risponde che, in fatti di avventura, Sancho non è pratico per cui è meglio che si metta a pregare nel frattempo. Don Chisciotte subisce tante ingiurie e rimane non convinto che  è stato vinto da mulini a vento.

L’ironia della storia sta non soltanto nel fatto che don Chisciotte è delirante, ma che pensa che la preghiera sia un’avventura minore. Qualsiasi persona che ha mai pregato seriamente sa che la preghiera è un’avventura seria. Don Chisciotte combatte una battaglia finta contro dei “giganti”,  ma colui che prega combatte una battaglia spirituale reale contro il Nemico. Don Chisciotte  si gonfia di coraggio e rabbia “giusta” nei confronti di mulini a vento, ma poi viene sconfitto. Colui che prega e non sperimenta sentimenti o movimenti consolanti è invece vittorioso. A volte sono proprio questi momenti di preghiera più difficili ad essere i più importanti e i più trionfanti.

Quando non si sente la presenza di Dio in preghiera, o la consolazione e le emozioni intense che la accompagnano, facilmente siamo tentati dallo scoraggiamento. Pensiamo che la nostra preghiera sia inutile, che Dio non ci ascolti, che ci abbia abbandonato, che non sappiamo pregare, che abbiamo sbagliato, ecc. In realtà, periodi di aridità nella preghiera fanno parte degli alti e bassi del cammino spirituale, come in tutti gli ambiti della vita.

C.S. Lewis dice che la cosa più vicina alla costanza che abbiamo in questa vita è l’ondulazione. Ad un certo punto in Don Chisciotte, Sancho chiede al suo padrone cosa fanno i cavalieri per svolgere il loro compito quando è molto noioso e ordinario. Don Chisciotte non sa rispondere perché non ne aveva mai letto nei suoi libri “storici” (cioè i libri cavallereschi che andavano di moda al tempo e probabilmente sono l’equivalente dei romanzi di bassa qualità d’oggi). Il vagabondare, il sedersi,  le necessità fisiche,  l’aspettare; tali cose non c’entrano con i libri di avventura. Sono invece la sostanza della vita quotidiana ordinaria. Sperimentiamo tutti quanti gli alti e i bassi, ma la via di mezzo è ancora più comune.

Lo stesso si verifica nella vita spirituale. Il lavare i piatti, il coccolare il figlio, lo sturare il lavandino, sono tutte cose che quando sono fatte con amore,  sono le più importanti. Segue allora che gli alti e i bassi della vita spirituale non hanno più valore agli occhi di Dio della preghiera ordinaria, comune, quotidiana, fatta con amore e soprattutto quando non se ne ha voglia. Quando siamo capaci di offrire un atto d’amore a Dio nella preghiera senza grande desiderio, non ne riceviamo nessun apparente vantaggio poiché non avvertiamo nessuna gratificazione sensibile. In questo caso l’atto d’amore nasce dal desiderio puro del bene dell’altro – una definizione eccellente di che cosa vuol dire voler bene a qualcuno.

Don Chisciotte, quando stava per imbarcarsi in un’avventura particolarmente spaventosa o pericolosa – qualcosa simile a quella repulsione che sperimentiamo quando la preghiera è arida –  invocava l’amore del suo cuore, Dulcinea del Toboso.  Il ricordo del suo amore per lei e la speranza di renderla fiera di lui, lo incoraggiava ad affrontare i peggiori nemici. Lo stesso si può dire dei momenti di aridità in preghiera. Quando non abbiamo emozioni forti positive nella preghiera, i nostri atti d’amore sono tanto più eroici e preziosi. Se ci fa piacere quando qualcuno fa qualcosa per noi con amore malgrado non ne abbia voglia, tanto più Dio gradisce il nostro impegno nell’amore anche quando non ne sentiamo il trasporto.

Don Chisciotte è un capolavoro ed è molto divertente, ma non ci infonde aspirazioni nobili. La vita dei santi è  la vera storia di avventura. Il tizio che faceva il portinaio per vent’anni, la moglie che ha fatto crescere le figlie che sono diventate suore, la studiosa diventata martire, il pescatore diventato papa: tutte queste persone hanno soffiato il naso, hanno versato  lacrime, hanno sospirato per la fatica, hanno riso a delle battute, e hanno amato profondamente. Ecco perché  le loro storie sono storie di avventura. Quindi, diversamente da don Chisciotte che ha preso le cose ordinarie per cose straordinarie, i santi hanno preso le cose ordinarie e le hanno rese straordinarie con il loro amore. Quando non sperimentiamo la presenza di Dio, preghiamo e amiamo comunque. E’ allora che la vita diventa una vera avventura.

Proposito concreto

Fai un atto d’amore per Dio la prossima volta che sperimenti un’avversione alla preghiera:

“O Signore Dio, ti amo sopra ogni cosa e amo il mio prossimo per amore tuo perché  tu sei l’altissimo, infinitissimo,  perfettissimo bene, degno di tutto il mio amore. In questo amore voglio vivere e morire. Amen.”

La meditazione di questo mese è di Kalin Holthaus

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