Posted On 24/11/2014

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by Ruth Kuefler

Cristiano anonimo?

Questa estate dovevo prendere un treno. Sarebbe stata solo un’ora di viaggio ed ero già pronta ad entrare nella benedizione dell’anonimato! Il rumore del treno sulle rotaie, le voci sommesse degli altri viaggiatori – tutto si confondeva nel sottofondo mentre mi armavo furtivamente di cuffiette e di una selezione di brani musicali – e la vita fuori era come un mantello per diventare invisibili!

La prima parte della mia missione era quella di andare alla ricerca di un posto per sedermi. Mentre percorrevo il vagone, mi resi conto che trovare un angolo solitario non sembrava un’impresa facile, ma in ogni caso, ero armata del mio anonimato – e non avevo paura di usarlo! Colto di sorpresa, un ragazzo, forse uno studente universitario, mi fissò e mi fece segno che il sedile accanto al suo era libero. Cominciai a sospettare che angeliche macchinazioni di qualche trama divina fossero in atto e percepii d’un tratto di non essere così ben armata come pensavo!

Una cosa che ho scoperto nella mia esperienza all’estero, è che iniziare una conversazione non risulta mai imbarazzante quando hai un accento straniero. “Di dov’è il tuo accento?”… “Che cosa ti ha portato qui negli Stati Uniti?” La mia voce dentro diceva: “Eccoci di nuovo!” Mentre potevo sentire la mia voce fuori rispondere al mio compagno di viaggio: “Sono consacrata in una comunità religiosa nella Chiesa Cattolica”. Non c’era più possibilità di tornare indietro a questo punto, e sapevo che questo avrebbe portato o a concludere la conversazione o a continuarla.

Mi viene sempre da sorridere quando l’ateo dichiarato è proprio quello a chiedere di più su Dio. Mi domando se sia per il dubbio assoluto che qualcuno possa non solo credere in Dio, ma addirittura votare la propria vita per la fede, o se sia per qualche altro motivo, come la sensazione dolorosa di un arto immaginario, un dolore nell’anima che non sanno neanche di avere? Una delle cose che apprezzo di più in queste conversazioni è la possibilità di chiarire gli errori comuni che le persone hanno, sia riguardo alla Chiesa che alla fede in generale. La più prevalente di questi tempi è il mito che fede e scienza si contraddicano. In uno dei miei più memorabili scambi con un Ateo dichiarato, nel mezzo della piccolo folla che si era creata intorno a noi, il ragazzo tutto ad un tratto alzò le mani per richiamare l’attenzione degli ascoltatori e annunciò: “Sto per fare qualcosa che non avrei mai pensato potessi fare. Sto per essere d’accordo con una Cattolica.” Il punto saliente della conversazione potrebbe sembrare non importante, ma per una persona che pensa logicamente è cruciale: “Così” continuò il ragazzo, “entrambi siamo d’accordo che vogliamo credere il meno possibile in falsità e il più possibile in verità.”

È sempre edificante incontrare qualcuno che non permette ad apparentemente inconciliabili visioni della vita di porre una barriera ad una interazione umana significativa. È così facile ridurre una persona alle sue idee, opinioni e credenze. Ironicamente, quando cadiamo in questa tentazione, questo dice di più su chi siamo noi piuttosto che su chi è l’altro.

Un’ora passò velocemente. La nostra conversazione si concentrò sulla domanda: come si può ottenere felicità senza compiere scelte egoiste che alla fine fanno del male agli altri? Non so se le mie parole dissero molto quel giorno, ma l’ apertura più profonda, l’ interesse genuino e il rispetto reciproco parlarono di più di un qualsiasi argomento finemente espresso che avrei mai potuto pronunciare.

Come il treno arrivò alla fermata e i passeggeri cominciarono ad alzarsi per prendere i loro bagagli, il ragazzo mi ringraziò e mi disse: “Sono contento che tu ora rappresenti per me il volto del Cattolicesimo”. La mia nuova conoscenza era molto gentile, e aspettò persino al mio fianco finché non presi un taxi per raggiungere la mia destinazione.

***

In virtù del nostro Battesimo siamo diventati il volto di Cristo, della Fede e della Chiesa. In quanto siamo Cristiani siamo mandati. Gesù ci dice di non portare con noi né denaro, né sacca, né sandali e di non salutare nessuno per la via (Lc 10:4). Questa istruzione sottolinea l’urgenza della missione che ci è davanti di proclamare il Regno di Dio. Dovremo perciò chiedere a noi stessi: che cosa stiamo portando? Di che cosa siamo “armati”? Delle nostre occupazioni? Del nostro telefono ultimo modello? Della nostra mancanza di preparazione? Portiamo il nome di Cristiano e questo solo basta a disarmare il nostro anonimato. Noi “ci siamo rivestiti di Cristo” (Gal 3:27)

La meditazione di questo mese è di Josephine

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