Posted On 03/10/2024

Gesù bambino e Gesù coi bambini

Michela era entrata in Chiesa per ripararsi dalla pioggia scrosciante. Era piuttosto buio, ma una luce proveniva dalla navata laterale, quasi un invito ad andare in quella direzione. Camminando, Michela si trovò davanti a un bellissimo presepe con una luce puntata proprio sulla grotta di Betlemme. La sua attenzione fu subito catturata da Gesù Bambino, avvolto in fasce, con le braccia aperte e un sorriso dolce.  Rimase lì, incantata da quella piccola statua muta, eppure capace di emanare una grande pace. 

Ti è mai capitato di pensare a Gesù da piccolo? Come viveva, cosa faceva? E mentre cresceva? Immagina quando ha cominciato a camminare, guidato forse dalla manona solida di Giuseppe e incoraggiato dallo sguardo amorevole di Maria. Chissà quante volte sarà caduto prima di imparare, oppure no, magari il Figlio di Dio appena ha camminato subito con sicurezza. Prova a pensarlo bambino, mentre correva all’aperto nei campi e per le strade di Nazareth, giocando con i suoi amichetti. Chissà cosa pensava? Come andava a scuola Gesù? Figurati se faceva fatica a studiare, Lui che conosce, anzi è, la Verità! Probabilmente era molto bravo ma è difficile pensarlo arrogante e saccente peril suo status! Dio è sceso dal Cielo per entrare nella nostra vita: in Gesù, Dio si è incarnato, è diventato uomo come noi.Il Figlio di Dio … ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato.” (Gaudium et Spes, 22).

 Lasciamo che la nostra mente si soffermi su questo Gesù, effettivamente divenuto piccolo e incarnato, l’Emmanuele: Dio con noi che “cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davantiagli uomini” (Lc 2, 51-52). Dopo trent’anni di vita privata, lo ritroviamo impegnato nella missione affidatagli dal Padre. Si è forse perso il Bambino Gesù? No, il Messia ha mantenuto un cuore bambino, non infantile, ma puro, limpido, semplice. 

Come si comportava Gesù coi bambini

Nella missione affidatagli dal Padre, Gesù passa tempo con i bambini e investe su di loro.  “The Chosen”, il terzo episodio della prima serie, mostra proprio come Gesù giocasse e scherzasse con i bambini, insegnava loro la Torah e contava sulla loro freschezza e genuinità. 

Nei Vangeli Sinottici l’atteggiamento di Gesù è molto chiaro: “Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E, prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro, li benediceva. (Mc 10,13-16) 

Gesù mostra una predilezione per i bambini: accoglie, cura e risuscita la figlia di Giairo, di 12 anni (Mc 5,41-42), la figlia della donna Cananea (Mc 7,29-30), il figlio della vedova di Nain (Lc 7,14-15), il bambino epilettico (Mc 9,25-26), il figlio del centurione (Lc 7,9-10) e il fanciullo con i cinque pani e i due pesci (Gv 6,9). Questa attenzione può sembrare a qualcuno una nota tenera, ad altri invece sospettosa, purtroppo evocativa di tanti abusi di cui siamo venuti a conoscenza. Ai tempi di Gesù, invece, era semplicemente incomprensibile mostrare tanta cura verso i bambini, spesso considerati semplicemente come un’appendice della madre, senza un’identità propria. Solo un maschio sui trent’anni poteva considerarsi adulto e quindi essere ascoltato! Possiamo anche aggiungere che ai bambini non era consentito accostare dei personaggi di una certa fama, pena abbassarne la considerazione presso il mondo adulto. Gesù nella sua libertà interiore, non aveva certo problemi ad andare contro corrente. Ma fare riferimento ai bambini? Cosa hanno di così importante da essere presi a modello?

Pensiamo a quel Gesù Bambino che Michela ha visto nel presepe o, se ci è più facile, a un nipote o un bambino vicino di casa. I bambini sono completamente dipendenti dagli altri: hanno bisogno di cura, e senza questa morirebbero. In questa situazione, il bambino si trova sereno, si sa amato e, fondamentalmente, si fida degli altri; chiede senza vergogna, piange se si fa male – senza preoccuparsi di come appare agli occhi degli altri – si stupisce davanti alle meraviglie del mondo; con i suoi occhietti vispi vuole imparare e tendenzialmente è affascinato e incuriosito da ciò che lo circonda. 

Ecco perché Gesù pone i bambini come modello: perché la spontaneità è meglio del calcolo, la fiducia supera il sospetto, la libertà di chiedere aiuto è più preziosa della paura del giudizio.

L’invito per la nostra preghiera personale è proprio quello di sentirci come bambini: Figli amati e voluti prima di tutto da Dio. Anche se non avessimo avuto l’esperienza di un amore umano, il Padre ci ama: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me. (Is 49:15-16) L’amore di Dio è gratuito, non dovuto, un dono puro e incondizionato.  “Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo” (Is 43,4)

Un gesto particolare di Gesù

C’è ancora un aspetto su cui vogliamo riflettere: un gesto descritto nel versetto 16 del Vangelo di Marco sopra citato: “Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva”. Gesù ha fatto una catechesi per i discepoli ribadendo che chi è come quei bambini è di casa nel Regno dei cieli. Ai bambini, invece, Gesù non rivolge una parola, ma semplicemente impone le mani. Immaginiamo la scena: uno per uno, ricevono un’attenzione personale da Gesù, una parola di benedizione -(cioè un dire bene), un gesto d’amore che tocca i loro corpi. Il suo tocco è tangibile e significativo, e i bambini sono naturalmente recettivi al contatto fisico. Gesù esprime materialmente la cura e la protezione che riserva a ciascuno dei suoi figli. Anche oggi, Gesù continua a entrare in relazione personale con noi! 

Chiediamoci: sono capace di vivere come Figlio di Dio? Riconosco che “egli ha cura di voi” (Prima Lettera di Pietro 5,7)? Chiedo il Suo aiuto, la Sua presenza e intercessione per i bisogni che riconosco di avere? Vivo con tranquillità nelle circostanze della vita, non per superficialità, ma per la Fiducia in Colui che mi ha voluto? Sentoil Suo tocco su di me?

Come vivere questo nel quotidiano

Potrebbe sorgere un’obiezione: tutto questo sembra tanto bello e poetico, ma che cosa significa davvero? E, soprattutto, come possiamo effettivamente vivere da bambini, mentre per età anagrafica, crescita fisica, psichica e spirituale si diventa adulti? Non esiste certo una macchina del tempo capace di riportarci indietro per ricominciare! Dio non intende questo, ma ci chiede qualcosa di molto più raffinato: rinascere spiritualmente, lasciarsi rigenerare dallo Spirito per risvegliare il bambino che c’è in noi, con la sua libertà, fiducia, stupore e gioia. Questo è possibile: non torniamo bambini, ma diventiamo COME i bambini, cioè lasciando emergere di nuovo ciò che è la postura naturale che Dio ci ha dato creandoci suoi figli.

Vivendo così, saremo capaci di stupirci davanti ai doni quotidiani di Dio: la bellezza, l’amicizia, l’amore. Essere bambini significa affrontare la vita senza pretese, con fiducia e gratitudine. Non temere di ammettere le nostre fragilità, le fatiche e i bisogni. Non avere la necessità di mantenere uno status,  perché essere figli di Dio è più che sufficiente. Probabilmente saremo anche più capaci di accorgerci di tutti quelli che sono in difficoltà e tendere loro una mano.

In questo mese ci mettiamo alla scuola dei bambini: 

  1. Proviamo davvero ad osservarli e a guardarli, cercando di cogliere in loro quell’ innocenza e spontaneità che l’impostazione della vita ci ha un po’ tolto.
  2. Ringraziamo il Signore per il dono dei bambini, che ci aiutano a maturare una disposizione nuova ed aperta del cuore: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25).
  3. Accogliamo i bambini, consapevoli che in loro accogliamo Gesù stesso:  “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

La meditazione di questo mese è di Elena Morcelli

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