Posted On 02/03/2022

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by Francesca Di Leone

Il potenziale nascosto nella sofferenza

La Quaresima sta alle porte: hai già pensato a cosa potresti rinunciare?

E’ tipico fare fioretti in questo periodo, come ad esempio non mangiare cioccolata, non bere caffè, o non vedere un programma televisivo. Hai mai considerato anche al fatto di offrire la tua sofferenza? Intendo la sofferenza che hai già: il dolore alle ginocchia e alla schiena, le tue preoccupazioni per il lavoro e per i figli, la tua depressione, ecc. Abbiamo già una miniera di sofferenze, piccole e grandi, a nostra disposizione che potremmo offrire al Signore, senza inventarci altri sacrifici.

Solitamente però preferiamo decidere autonomamente quali fioretti fare. Infatti, se è vero che rinunciare al caffè potrebbe risultarci difficilissimo, è anche vero che avendolo deciso noi, la rinuncia ci appare più semplice. Il fatto essere noi a decidere quale offerta fare, ci dà un senso di controllo. Di contro, offrire la sofferenza che già viviamo e che non abbiamo scelto, è più impegnativo. Dobbiamo infatti per prima cosa riconoscerla e poi accettarla.

Spesso evadiamo dalla nostra sofferenza, facendo finta che non esista veramente. Quando poi questa diventa talmente forte da non poterla evitare, cerchiamo di provare a risolverla da soli, attraverso qualche forma di auto-medicazione (cioccolato, caffè, sociale e TV sono degli esempi comuni). Altre volte possiamo tenerci stretta la nostra sofferenza perché ormai ci è familiare e non sapremmo come vivere senza. Fare la parte del malato può far sì che riceviamo dall’altro quella attenzione, quella cura e quell’amore che desideriamo.

Queste possibili reazioni alla sofferenza—evasione, auto-medicazione, e vittimismo—sono modi molto diversi da come Gesù ha vissuto e affrontato la sofferenza: Gesù l’ha liberamente e volontariamente accettata. E’da lui che dobbiamo prendere esempio. Avrebbe potuto facilmente evitare l’arresto da parte dei soldati romani e la condanna del sinedrio; l’unica cosa che avrebbe dovuto fare sarebbe stata quella di cambiare la propria storia affermando di non essere Dio. Sulla croce, Gesù avrebbe potuto accettare l’aceto che gli era stato offerto per alleviare il dolore, ma lui voleva essere pienamente conscio e vivere fino in fondo, lucidamente, quel momento. Gesù avrebbe potuto richiedere l’attenzione e la cura dei suoi amici dimostrando il suo bisogno, invece li ha lasciati scappare via.

Gesù ha accettato con tutto se stesso la sofferenza, offrendola al Padre per noi.

Questo è il “come” e il “perché” Gesù ha sofferto: offrendo la sua sofferenza, AL Padre, PER il nostro bene.

La sofferenza in sé non è qualcosa di buono e la nostra natura umana giustamente si ribella ad essa. Anche Dio non vuole la sofferenza in sé, né per Gesù, né per noi, ma la permette come MEZZO per un FINE più grande. Il fine che Dio desidera è la nostra relazione con lui.

In Isaia 52-53, la Scrittura ci propone una profezia straordinaria: Gesù come servo sofferente. Descrive il servo, cioè, Gesù, che prende su di sé i nostri peccati per guarirci:

Is 53, 4-5

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Nell’offrire se stesso al Padre sulla croce, Gesù ha ottenuto per noi il più grande dei doni: il perdono dei peccati, la guarigione, l’unione con Dio e la vita eterna. Il sacrificio di Gesù sul Calvario  è stato completo e definitivo, senza mancare di nulla. Tuttavia, San Paolo osa dire:

“Sono lieto delle sofferenze, che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col. 1, 24).

Con questo brano, San Paolo ci introduce al concetto teologico della sofferenza redentiva. E’ unicamente il sacrificio di Gesù, che ha guadagnato a noi la salvezza. Eppure Gesù dà a noi l’opportunità di collaborare con lui per il bene altrui. Nella Salvifici Doloris, la lettera sul senso cristiano della sofferenza umana, San Giovanni Paolo II scrive, “Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo” (SD, n. 19).

Se offriamo e uniamo la nostra sofferenza al sacrificio di Gesù al Padre, anche noi possiamo “completare nella nostra carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa”. Nulla manca all’offerta di Gesù eccetto la nostra partecipazione ad essa.

Come possiamo “offrire” la nostra sofferenza? Semplicemente riconoscendola e aggiungendo l’intenzione di unirla al sacrificio di Gesù. Per esempio, ho un forte mal di stomaco. Invece di sprecare il potenziale di questo malessere, posso trasformarlo in un’offerta: “Signore, ti offro il mio mal di stomaco. Uniscilo al tuo sacrificio per il bene di _________.” Posso dire il nome di una persona specifica che mi è cara o che ha bisogno di preghiere, oppure posso lasciare che Gesù doni il frutto della mia offerta a chi ha più bisogno.

La nostra sofferenza porta in sé un potenziale inimmaginabile di fecondità, se la uniamo a quella di Gesù. San Giovanni Paolo II afferma,

“Coloro che partecipano alle sofferenze di Cristo conservano nelle proprie sofferenze una specialissima particella dell’infinito tesoro della redenzione del mondo, e possono condividere questo tesoro con gli altri” (SD, 27).

Non sprecare il potenziale, condividi il tesoro!

Suggerimenti per il proposito concreto:

  • Meditare sul brano del quarto canto del Servo Sofferente, Is 42,13-43,12.
  • Contemplare Gesù che ha liberamente scelto di essere ferito e crocifisso affinché noi avessimo la vita. Guarda un crocifisso o un’immagine sacra e chiedi la grazia di comprendere in un modo nuovo il dono dell’offerta di Gesù.
  • Riconoscere un dolore fisico o una sofferenza interiore che stai sperimentando in questo momento. Offrilo a Gesù, in unione con il suo sacrificio nella Messa, per il bene di una persona specifica che conosci.
  • Offrire la mia giornata a Gesù, recitando questa preghiera:

O Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Ti offro le mie preghiere, le opere, le gioie, le sofferenze di questo giorno, in unione con il Santo Sacrificio della Messa in tutto il mondo. Offro loro per tutte le intenzioni del tuo Sacro Cuore; la salvezza delle anime, la riparazione per il peccato, la riunione di tutti i cristiani; e in particolare per quelli raccomandati dal Santo Padre questo mese.

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