Posted On 05/07/2016

La fame e la sete che ci uniscono

Beato colui che si dà pensiero del povero (Salmo 40)

Viviamo in una cultura dove se ho fame, mangio e se ho sete, trovo un lavandino o una fontana. In rare occasioni, non troviamo cibo o acqua: di solito, nel giro di pochi minuti, possiamo trovare il modo di soddisfare la nostra fame o la nostra sete. La maggior parte della popolazione mondiale non vive in questa maniera: 842 milioni di persone soffrono giornalmente di fame e 783 milioni non hanno accesso all’acqua potabile (Statistica dal Catholic Relief Services, 2013). Queste persone sentono la fame e devono sopportare questo stato fino al momento in cui possono trovare del cibo. A quel punto i morsi della fame potrebbero essere intollerabili. Una giovane donna ha condiviso la sua storia d’infanzia:

Ho passato molti giorni affamata, impaurita e senza sapere quando, come, e da dove sarebbe arrivato il mio prossimo pasto. Molte volte non sapevo neppure dove avrei passato la notte. La fame ti limita in una maniera che è difficile da descrivere perché sei costantemente concentrata sul pensiero di come procurarti il cibo e come conservarlo. Non sai quando potrai mangiare di nuovo. È un circolo vizioso. Vuoi qualcosa di meglio ma non sai come ottenerlo. Il cibo e l’abitazione sono fondamentali per la condizione umana e non averli ti paralizza e ti costringe a vivere ora dopo ora senza poter pensare a che cosa puoi realizzare in un giorno, una settimana, un mese o un anno. Fame, povertà e la vita senza tetto hanno rubato la mia infanzia. Mi hanno tolto l’innocenza e il senso di sicurezza.

Storie come questa, sebbene siano difficili da ascoltare, devono essere raccontate affinché noi cresciamo nella consapevolezza di che cosa significhi vivere senza cibo. Papa Francesco ci incoraggia a non cadere «nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità» (Misericordiae Vultus, 15). C’è un’altra via per essere più coscienti della sofferenza di chi ha fame e per arrivare persino a unirci a loro. Alcune volte sarebbe sufficiente cercare di sentire quello che altri sentono e sperimentano, anche se in maniera limitata. In questo modo, potremmo rispondere meglio alle loro necessità. Che cosa succederebbe se aspettassimo solo un po’ di tempo in più prima di mangiare o di bere quando sentiamo fame e sete? Che cosa accadrebbe se pensassimo in quel momento a una persona affamata o assettata, invece di essere concentrati sulla nostra fame e la nostra sete? Forse immaginare la sofferenza di chi ha fame o sete ci porterebbe a pregare per loro. Se pregassimo ogni volta che il nostro stomaco fa rumore e ogni volta che la nostra bocca è asciutta, vivremmo in una maniera “spirituale” le opere di misericordia corporali. Ciò che fa scattare la fame e la sete diverrebbe ciò che fa scattare una crescita nella misericordia. Nella misura in cui mi lascio interrogare dalla fame e dalla sete che sperimento senza cercare di saziarmi immediatamente, sarò più capace di intervenire con rapidità per alleviare la fame e la sete di qualcun altro.

 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente (Salmo 41)

Con questa pratica di solidarietà ci uniamo di più ai nostri fratelli di tutto il mondo ma ci esercitiamo anche a crescere nella fame e nella sete di Dio. La Bibbia ci presenta molte analogie circa la fame e la sete del corpo come realtà che indicano una più profonda fame e sete di Dio. Gesù dopo il suo viaggio nel deserto, assettato e stanco, incontra la donna samaritana che era andata al pozzo per attingere acqua nell’ora più calda della giornata. Le chiede dell’acqua e in quel dialogo le rivela: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14). La donna si era persino dimenticata della sua sete, aveva lasciato lì la brocca e se ne era andata per poter parlare di Lui che le aveva dato l’acqua viva affinché ella non avesse più sete e non continuasse ad andare lì ad attingere acqua (Gv 4,15).

Questa donna incarna ciò che ci dice il Salmo:

Come la cerva anela ai corsi d’acqua,

            Così l’anima mia anela a te, o Dio.

            L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:

            Quando verrò e vedrò il volto di Dio?

                                                            (Salmo 41,2-3)

Dio ci ha creati in modo tale che la fame e la sete siano sensazioni che ci spingono a nutrirci e a nutrire altri. Se qualcuno manca di questi istinti naturali c’è qualcosa che non va. Quanto più grande è la nostra fame e sete di Dio! Se queste sensazioni spirituali mancano significa che siamo affetti da una malattia spirituale che causa nella nostra anima una disfunzione.

Dio ci vuole incontrare attraverso la nostra fame e sete di Lui. Dobbiamo imparare a «gustare quanto buono è il Signore» (Salmo 33,9). La preghiera è il luogo dove si impara a gustare come «Dio ha ricolmato di bene gli affamati e ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1,53). Se Dio svuota e perché Lui vuole riempire. Siamo tutti affamati e assettati spiritualmente e a volte anche fisicamente. Sarebbe un dono riconoscere come la nostra fame e sete ci uniscono ai nostri fratelli sofferenti e sono un mezzo di unione con il Dio vivente che solo può saziare la nostra fame e sete di Lui.

Idee concrete per farci più vicini ai nostri fratelli nella sofferenza:

  • Aspettare qualche minuto prima di soddisfare la nostra fame e sete in solidarietà e in preghiera per i milioni di persone che non hanno nulla da mangiare o da bere.
  • Portare panini, acqua e sorriso a chi è senza tetto.
  • Tenere merende a portata di mano in macchina per chi potremmo incontrare al semaforo.
  • Fare volontariato presso una mensa o un dispensario della Caritas.
  • Preparare un pasto per un tuo vicino ammalato o per qualcuno che ha appena partorito.
  • Organizzare una colletta o essere parte di un’associazione a sfondo caritativo.
  • Portare un bicchiere d’acqua al tuo vicino che lavora nel suo giardino o a che fa lavori manuali all’aperto.

La meditazione di questo mese è di Tatum.

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