Posted On 01/09/2013

L’amore nascosto

Si sente spesso dire che “la tua vita è il solo Vangelo che alcune persone leggeranno mai”. Una tale affermazione potrebbe sembrare scoraggiante all’inizio, ma in realtà non è forse questa la logica dell’Incarnazione? Per dirla con san Paolo, “guai” a noi se la Parola di Vita stampata sulle pagine della nostra Bibbia da comodino non diventasse “come il seme che cade sul terreno buono” – stampata sulle pagine della nostra anima e assorbita nelle pieghe della nostra vita, dove “produce molto frutto” (Mt 13)!

Madeleine Delbrel, l’apostola laica francese, asserragliata nella roccaforte della Francia comunista durante la prima metà del XX secolo, scrisse: “Una volta che abbiamo ascoltato la Parola di Dio, non abbiamo più il diritto di non farla diventare carne in noi; una volta che è diventata carne in noi, non abbiamo più il diritto di tenerla solo per noi. Da questo momento in poi apparteniamo non solo ad essa, ma a tutti coloro che stanno aspettando la Parola.” Siamo chiamati a diventare niente di meno che una nuova espressione della Parola che desidera prolungare il mistero della sua incarnazione nel credente finché egli possa dire con S. Paolo: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Siamo chiamati a diventare Vangeli viventi! Non c’è posto migliore per cercare questi Vangeli viventi, che camminano e parlano, che nella vita dei santi! Di seguito ecco un brano tratto dal diario di S. Teresa di Lisieux:

Quando agisco e penso con amore, sento che è Gesù che opera in me. Più sono unita a Lui, più amo tutti le altre abitanti del Carmelo. Quando desidero che questo amore diventi sempre più profondo, e il diavolo cerca di farmi notare le colpe di una mia consorella… mi dico che se anche l’ho vista commettere un peccato, può sicuramente aver già ottenuto molte vittorie spirituali di cui io, a causa della sua umiltà, non sono a conoscenza. Ciò che sembra una colpa può in realtà essere un atto di virtù per l’intenzione che c’è dietro. Io stessa ho avuto modo di sperimentarlo. Una volta, durante la ricreazione, la suora portinaia venne a chiedere se una sorella potesse aiutarla con un certo lavoro. Io desideravo davvero prendervi parte ed infatti fui scelta. Cominciai subito a riporre il mio lavoro di cucito, ma lo feci lentamente, così da permettere alla sorella accanto a me di finire prima, dato che sapevo quanto lei ci tenesse a prendere il mio posto. Quando la suora portinaia notò la mia lentezza, disse con un sorriso: “Ero sicura che tu non volessi aggiungere questa perla alla tua corona. Sei troppo lenta”. E tutta la comunità pensò che questa mia lentezza fosse naturale.

Voglio usare questo episodio tratto dal diario di St. Teresina, perché in tutta semplicità, rivela un concetto molto profondo, che mi ricorda un pensiero che lessi una volta: “Il piacere più grande sta nel fare un’azione buona di nascosto così che venga scoperta per caso”. Le nostre azioni possono essere compiute in due diverse dimensioni: quella visibile e quella invisibile. Agire nella prima, consiste nella chiamata a dare testimonianza alla Parola in un modo visibile, pubblicamente; agire nella seconda consiste nella chiamata ad amare persino in quelle circostanze nascoste della nostra vita dove chi ci vede è solo l’Amato e noi stessi. Amare nel nascondimento non è un modo facile per fuggire dalla prospettiva di una testimonianza pubblica che potrebbe sembrare più imbarazzante. Piuttosto, dovrebbe essere un motivo per avvicinarci ancora di più alla sorgente del nostro agire: l’unione intima con il Signore. E’ in quella dimensione segreta che avvengono i più intimi e sacri scambi d’amore e perciò dove abbiamo anche il maggior frutto spirituale.

Questo episodio della vita di S. Teresina ci rivela inoltre un altro aspetto di questo amore nascosto: la mortificazione. Questo termine, così come l’ascetismo in genere, può non piacere al nostro palato spirituale moderno, quando rimosso dal contesto della relazione di alleanza con Dio. Se è vero che dobbiamo fare agli altri quello che vorremmo che loro facessero a noi, Gesù ci dice: “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato”. Più spesso di quanto immaginiamo il nostro criterio per amare è la nostra prospettiva e di conseguenza ci aspettiamo di essere ricambiati secondo i nostri gusti e desideri egoistici. Il nostro amore è pieno di noi stessi; vuole riconoscimento; vuole essere ripagato pienamente. L’amore di Gesù è un amore “rischio”: consiste nell’amare creature povere e pertanto rischia di rimanere nascosto! Per questo dobbiamo “prestare senza aspettarci nulla in cambio” (cfr. Lc 6,27-38). Questa mortificazione non è nient’altro che vivere dall’interno, quella sacra dimensione della nostra vita dove siamo stati “sepolti con Cristo” – perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta in Cristo (cfr. Col. 3,3)

E’ con questo spirito che uniamo la nostra preghiera a quella della Beata Elisabetta della Trinità:

“O Spirito d’Amore, scendi su di me, affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo, ed io sia per lui come un prolungamento dell’umanità in cui egli rinnova tutto il suo mistero; e tu o Padre concedi te stesso e chinati sulla tua piccola creatura, e vedi in lei solamente il tuo Figlio amato in cui ti sei compiaciuto.”

Vi lascio con un’ultima riflessione scritta da un teologo, che potrebbe servire da esame di coscienza:

Tutti i fatti umani sono in fondo esperienze teologiche. Ci è mai capitato di tacere, nonostante che volessimo difenderci e che fossimo stati trattati ingiustamente? Ci è mai capitato di perdonare, anche se per questo non ricevemmo alcuna ricompensa, anzi si considerò il nostro tacito perdono come la cosa più naturale di questo mondo? Ci è mai capito di obbedire, non perché ne fossimo costretti o perché altrimenti avremmo avuto dei fastidi, ma solo a motivo di quella realtà misteriosa, inafferabile e circondata di silenzio, che siamo soliti chiamare Dio e la sua volontà? Abbiamo mai compiuto un dovere, pur sapendo esattamente di doverci sacrificare a mortificare davvero o di fare in apparenza una cosa sciocca, per la quale nessuno ci avrebbe ringraziato? Ci siamo forse una volta dimostrati buoni verso una persona, dalla quale sapevamo che non poteva venire nessuna riconoscenza o comprensione e senza neppure sentire la ricompensa interiore di aver agito in maniera disinteressata, gentile? Se lo abbiamo fatto, abbiamo senz’altro colto Dio come la più profonda realtà del nostro agire, anche se non ce ne siamo accorti direttamente, anche se non crediamo di poter vedere in Dio il movente ultimo di queste nostre azioni.

Proposito del mese:

Una volta ho sentito che le coincidenze sono il modo in cui Dio opera anonimamente. Anche noi possiamo scegliere come proposito del mese di “copiare” come Dio agisce.

“Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Mt 6,3-4). Per questo mese cerchiamo di agire “nel segreto”.

La meditazione di settembre è di Josephine.

Post Correlati