Posted On 07/02/2021

Lectio Divina: Un metodo di preghiera

Questo mese guarderemo un altro metodo per la meditazione che ci può aiutare nell’incontro quotidiano con il Signore. Come abbiamo sentito da Clara a dicembre, un metodo di preghiera è uno strumento che ci aiuta. Non vogliamo perdere di vista il Signore perché siamo troppo concentrati sulla parte tecnica!

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda:

I metodi di meditazione sono tanti quanti i maestri spirituali. Un cristiano deve meditare regolarmente, altrimenti rassomiglia ai tre primi terreni della parabola del seminatore. Ma un metodo non è che una guida; l’importante è avanzare, con lo Spirito Santo, sull’unica via della preghiera: Cristo Gesù. (CCC 2707)

La lectio divina è un metodo di preghiera che ci mette in rapporto con le Scritture. Nella costituzione dogmatica Dei Verbum (DV) del Concilio Vaticano II, vediamo l’importanza che la Chiesa attribuisce alle Sacre Scritture. Attraverso di esse il Signore si abbassa per farsi conoscere da noi. «I Vangeli possiedono una superiorità meritata, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato» (DV 18). «La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo» (DV 21). Quanto è forte questa affermazione! Il Signore vuole incontrarci concretamente sia nell’Eucarestia che nelle Scritture!

E allora, cos’è la lectio divina? Tradotto dal latino, vuol dire «lettura divina». Cominciò a svilupparsi nella Chiesa primitiva e, in particolare, nella vita monastica. Pregare con le Scritture era molto importante già nella tradizione giudaica e i primi cristiani hanno ereditato questa predilezione, pregando in modo particolare con i salmi. Nella sua Regola, composta nel VI secolo, San Benedetto sottolinea questo tipo di meditazione invitando i suoi monaci a staccarsi spesso dal lavoro per leggere e pregare con le Scritture. Nell’XI secolo un priore certosino, di nome Guigo II, ha formalizzato questo metodo in una lettera ai suoi confratelli descrivendolo come una scala a quattro pioli che ci porta verso il Paradiso. Ogni piolo corrisponde ad una tappa della lectio divina. Adesso andiamo a guardare i pioli di questa scala!

Ci sono quattro tappe tradizionali per la lectio divina. La lectio (lettura), la meditatio (meditazione), l’oratio (preghiera) e la contemplatio (contemplazione). Possiamo pregare con qualsiasi passo biblico, ma i vangeli hanno un posto privilegiato. Ci sono due modi che di solito uso per scegliere i brani. Il primo è di meditare il vangelo della Messa del giorno. Ecco un sito dove si può trovare: https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/. L’altro consiste semplicemente nello scegliere uno dei quattro vangeli e meditarlo pian piano, dall’inizio fino alla fine, nel corso delle settimane. Non c’è fretta! Ho sentito di un uomo che ha meditato la Trasfigurazione di Gesù per quattro mesi! Lasciamo che lo Spirito scelga il ritmo! Okay, adesso guarderemo più in dettaglio ogni tappa.

In realtà, c’è qualcosa da fare prima di cominciare la prima tappa. Rechiamoci nel nostro luogo solitario, pacifico (forse l’angolo di preghiera che abbiamo creato seguendo i suggerimenti del mese scorso!). Ci mettiamo poi in una posizione comoda e cerchiamo di calmare la nostra mente e il nostro cuore (può essere utile prendere qualche secondo per rallentare il respiro). Una volta trovata la pace interiore, possiamo invocare lo Spirito Santo perché ci guidi nella nostra meditazione. Quando diventiamo coscienti della presenza di Dio, possiamo entrare nella prima tappa.

Lectio: Dovremmo già aver scelto il nostro brano, ma prima di leggerlo, vogliamo avere un’idea riguardo al contesto del brano. Forse guardiamo ciò che succede nei brani precedenti e successivi per inquadrare meglio il brano scelto.  Una volta capito il senso generale del contesto, possiamo cominciare una lettura attenta e lenta del brano. Il brano non dovrebbe essere troppo lungo (se è lungo, magari possiamo dividerlo e meditarlo un po’ alla volta per diversi giorni). Lo leggiamo più di una volta per poter assimilare ogni parola e cercare di comprendere ciò che sta succedendo. Dopo aver letto il brano una o due volte, lo leggiamo di nuovo molto lentamente, e quando una parola o una frase ci colpisce, possiamo smettere di leggere il brano e fissiamo la nostra attenzione su quella parola. E così entriamo nella prossima tappa.

Meditatio: Adesso magari cominciamo a ripetere la parola o la frase, così diventa un ritmo nella nostra mente. La possiamo memorizzare. Possiamo lasciare che scenda più profondamente nella nostra anima. Cerchiamo di capire cosa significa e cosa il Signore vuole dire attraverso quella parola. Cerchiamo anche di comprendere come si relaziona con la nostra vita e con il nostro mondo interiore di preoccupazioni, di ricordi e di idee. Le memorie e i pensieri che emergono durante la meditazione sono da offrire al Signore come dono di noi stessi a Lui. Facendo così, ci apriamo al dialogo con Lui, che ci porta alla tappa successiva.

Oratio: Ora parliamo esplicitamente con il Signore del brano stesso. Cerchiamo di interagire con Lui come lo faremmo con qualcuno che ci vuole bene e ci accetta così come siamo. Potremmo condividere con il Signore ciò che è scaturito in noi mentre venivamo toccati dalla Parola. In questa tappa c’è spazio per il silenzio in cui i nostri pensieri e le nostre preghiere si presentano. Forse sentiamo il desiderio di adorare il Signore, di supplicarLo, di discernere una decisione per la nostra vita insieme a Lui oppure di ringraziarLo. Lasciamo anche un momento di ascolto in cui sentire la sua voce che ci parla e risponde alle nostre preghiere. Non scoraggiamoci se non sentiamo nulla. Con il tempo, impareremo a riconoscere la sua voce, specialmente perché la Sua voce tende a lasciare pace e gioia nei nostri cuori.

Contemplatio: Man mano che la nostra preghiera si approfondisce, cerchiamo di lasciarci prendere dalle parole del Signore, mentre lo Spirito Santo ci attira alla sua presenza attraverso le Scritture. Questo è un momento nel quale semplicemente riposiamo nelle braccia del Signore. Non c’è più bisogno di parole, ma ci sentiamo circondati dalla sua presenza amorosa. Diversamente dalle altre tappe, non possiamo fare questo con le nostre sole forze. Ci viene soltanto come dono di Dio, quando Lui vuole. Da parte nostra possiamo semplicemente creare lo spazio e l’atteggiamento interiore capaci di ricevere questo dono, qualora il Signore lo volesse elargire. Diamo a questa tappa il tempo necessario, senza aver fretta di uscirne e di tornare alla lettura.

A volte durante la nostra preghiera di lectio divina, facciamo queste tappe più di una volta. Può darsi che torniamo sulla stessa frase per meditarla di nuovo e vedere se emerge qualcos’altro. Oppure, se abbiamo esaurito la meditazione su una parola, possiamo tornare al brano, leggere lentamente, e fermarci quando siamo colpiti di nuovo. Evitiamo di essere critici verso noi stessi per valutare quanto bene abbiamo pregato. Ricordiamoci che il fine di lectio divina non è altro che di trovarci alla presenza di Dio attraverso le Scritture.

Ci sono tante tradizioni che aggiungono una quinta tappa, che per noi Apostole è molto importante. Si chiama actio, che vuol dire «azione». Actio è la risposta che diamo al Signore con le nostre azioni dopo aver passato del tempo con Lui. È questa tappa che ci trasforma in Cristo, non lasciandoci uguali. Alla fine della preghiera, chiediamo al Signore di aiutarci a portare frutto durante la giornata e a lasciare che la parola penetri le nostre azioni. Durante il giorno, richiamiamo la parola/frase che ci ha colpito: potrebbe continuare a parlarci e illuminare le nostre scelte. Può darsi che non vediamo subito il frutto della Parola nella nostra vita. Ciò che conta, però, è la fedeltà alla preghiera e l’apertura di cuore che ci permette di rimanere in contatto con il Signore anche al di fuori dei nostri appuntamenti fissati con Lui. Così impariamo a percepire le ispirazioni dolci dello Spirito Santo che ci incoraggia ad agire. Possiamo scegliere di seguire un’azione suggerita dallo Spirito, che è sempre una risposta ad un invito amoroso dal Signore, capace di portare frutto nel quotidiano.

Per coloro che pregano in famiglia o in piccoli gruppi, potremmo aggiungere anche un’altra tappa chiamata collatio, che vuol dire «condivisione spirituale». Una volta finito il momento di preghiera, possiamo radunarci, guardarci in faccia e condividere le grazie ricevute. Magari ripetiamo la frase che ci ha colpito o come il Signore ci ha parlato in modo personale. Condividendo i doni, permettiamo che crescano e siano un beneficio anche per altri. E poi questo ci aiuta pure a rafforzare i legami che ci uniscono in Cristo.

 

Proposito concreto:

A causa della natura di questo metodo, dovremmo darci abbastanza tempo per entrarvi fruttuosamente. Ci impegniamo allora a dedicarvi 15-30 minuti al giorno. Dopo una settimana in cui abbiamo vissuto quotidianamente la lectio divina, valutiamo come ha risposto il nostro cuore a questo metodo. Può darsi che decidiamo di continuare, oppure di seguire il metodo delle 3 R, oppure un altro metodo ancora che faciliti il nostro incontro con il Signore.

La meditazione di questo mese è di Alexa Van Lerberg

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