Scrittura: Giobbe 14:7
Giubilei: ammalati/sanità, adolescenti, persone disabili
“Se è tagliato, rigermoglia e continua a mettere germogli.”
Mi hanno tagliato le gambe. Hai mai sentito un senso di impotenza e di frustrazione? Vorrei farvi conoscere una personcina che ha provato spesso la sensazione del limite:
Questa bambina si chiama Lucy. Lucy è nata con la sindrome di Down. Si potrebbe dire che dal momento in cui è nata, la sua situazione le ha “tagliato le gambe”.
Dal libro di Giobbe, la Parola di Dio ci offre una narrativa diversa: “Per l’albero almeno c’è speranza; se è tagliato, rigermoglia e continua a mettere germogli.” La questione non è se l’albero è tagliato ma quando.
Per Lucy, questo “taglio” è visibile nella sua sindrome di Down. Una prospettiva superficiale vedrebbe solo il limite nella sua vita. Limite. Limite. Limite. Taglio. Taglio. Taglio.
Ascoltiamo invece un autore che amava la speranza, tema di quest’anno giubilare:
“Ancora una volta, nell’insufficienza … nell’insicurezza … Una volta ancora il vecchio tronco darà vita a delle foglie e a dei rami, ancora una volta la vecchia linfa lavorerà il vecchio tronco, ed il vecchio tronco rifiorirà, il vecchio tronco metterà delle gemme, che diverranno dei rami, il vecchio tronco metterà delle gemme e dei fiori, delle foglie e dei frutti. Ancora una volta la grazia lavorerà. Ancora una volta essa lavora, già, amico mio.”
Charles Pegùy ci fa contemplare l’albero da un’altra prospettiva: da dentro, dove nasce la guarigione, dove la vitalità si spiega solo con la grazia.
Diversi santi parlano della Croce come albero della vita. Ascoltiamo San Teodoro lo Studita, monaco dell’ottavo secolo: O dono preziosissimo della croce! Quale splendore appare alla vista! Tutta bellezza e tutta magnificenza. Albero meraviglioso all’occhio e al gusto e non immagine parziale di bene e di male come quello dell’Eden. È un albero che dona la vita, non la morte, illumina e non ottenebra, apre l’adito al paradiso, non espelle da esso.
Ma l’albero non è tagliato? Come si riconcilia il dolore con la bellezza? Il segreto si trova nella prima riga della Parola che stiamo meditando:
Per l’albero almeno c’è speranza; se è tagliato, rigermoglia e continua a mettere germogli.
Torniamo alla nostra piccola Lucy. Ecco la speranza che ho visto in lei:
Lucy dice ai suoi genitori quello che vuole. Non nasconde.
Lucy sa lamentarsi quando il corpo fa male, quando ha dolori dopo l’intervento, e quando il tutore al collo le dà fastidio.
Lucy trova una gioia immensa nel giocare nella pioggia e creare il “gelato” con il fango. Il gelato più buono di questo non lo troverai da nessuna parte.
Lucy è un’artista: sa dipingere con tanta cura, tanta attenzione. Non si distrae. Ogni colore ha un posto. Ogni angolo della carta è speciale.
Lucy sa cosa vuole. E lo dice.
Lucy ti dona un sorriso disarmante, e disarmata.
Lucy si fa portare dal papà, anche se vorrebbe correre sempre con le sue gambe.
Lucy è amata.
Lucy è un dono
Non mi dimenticherò mai di questa scena: siamo a casa di alcuni amici, tra cui la famiglia di Lucy, e dopo cena abbiamo suonato e cantato insieme. Canti semplici, di lode. Casa. Ad un certo punto mentre sto suonando il violino, alzo lo sguardo e vedo Lucy, che sta lodando il Signore con il suo piccolo corpo, “cantando” nel linguaggio dei segni. Vedo parola del canto tradotta nei gesti di questa bambina piccina. Non riesco a trattenere le lacrime mentre guardo questa Lucy, così fragile, ma così forte, Lucy che loda il suo Signore con tutta se stessa. La delicatezza con cui si muove attiva qualcosa profondamente sacro dentro di me, mentre continuiamo a cantare le parole dell’inno:
ll tuo Corpo, la tua Anima e la tua Divinità, tutto,
o mistero d’amore divino.
Non riesco a comprendere tutto ciò che ho,
perché tutto ciò che hai e sei è mio.
Dolce Sacramento, noi ti adoriamo;
Oh, fa’ che ti amiamo sempre di più.
Oh, fa’ che ti amiamo sempre di più.
Stavo contemplando il corpo di Gesù nel corpo di Lucy, e questa prospettiva mi ha messo in contatto con la mia piccolezza, la mia povertà, il mio bisogno. In questo mese stiamo contemplando il giubileo del mondo della sanità, ammalati, adolescenti, e persone disabili. Tante volte, le persone in queste categorie sono gli specchi più belli che abbiamo della nostra povertà esistenziale. Una persona come Lucy fa vedere esteriormente il bisogno che ho sempre, ma che riesco tante volte o a nascondere o dimenticare.
Grazie, Lucy: mi insegni che Dio è innamorato della mia piccolezza, e che Lui è così contento di amarmi esattamente così. Spero che abbiamo gli occhi di vedere le “Lucy” nella nostra vita, i nostri maestri più grandi.
Proposito concreto:
- Dare un nome a un’area di povertà che fai fatica ad accettare. Poi, inviti lo Spirito Santo in questo luogo, chiedendo a Lui di portare nuova vita qui.
- Nella preghiera, chiedi al Signore se c’è un modo in cui ti sta invitando a passare più tempo con gli ammalati, gli adolescenti, o i disabili. Se tu ti identifichi con una di queste categorie, chiedi a Gesù la grazia di diventare segno del Suo amore anche per gli altri
La meditazione di questo mese è di Ruth Kuefler.






