Posted On 08/04/2021

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by AVI Admin

Ostacoli comuni alla preghiera: “sono distratto”

Tanto gli uomini quanto le donne combattono con le distrazioni durante la preghiera.

“Chissà se avranno risposto a quella email”

“Che ore sono? È ora di rimettersi a lavoro?”

“Dovrei fare gli spaghetti per cena o prendere del cibo d’asporto da qualche parte?”

“Se prenderò 8 al prossimo compito in classe, sarà abbastanza per avere 8 in pagella?”

Ammettiamolo, le distrazioni sono parte della nostra natura umana. Ascoltando un’omelia, seguendo una lezione online, pregando il rosario o persino leggendo questo blog, potresti scoprirti distratto innumerevoli volte. Molto spesso potresti non accorgerti neanche che la tua mente è andata vagando per la sua strada. Come se non bastasse, viviamo in un mondo frenetico e tecnologico, dove siamo continuamente bombardati da distrazioni in competizione tra loro per aggiudicarsi il nostro prossimo click. Possiamo trovare la pace nel mezzo di così tante distrazioni interne ed esterne? Siamo in grado, come persone che vivono nel ventunesimo secolo, di dedicare la nostra piena attenzione a Dio nella preghiera?

L’esperienza ci insegna che le distrazioni possono essere piuttosto nocive per le relazioni e che possono facilmente danneggiare il dialogo. Quante volte hai provato fastidio nel notare che la persona a cui stavi parlando è apparsa improvvisamente disinteressata e distratta? Ti sei mai chiesto se anche Dio, allo stesso modo, sia frustrato o deluso quando ci distraiamo nella preghiera? Questa sottile domanda può scaturire da un’accusa che il Nemico prova a instillare nei nostri cuori: “Guardati, sempre distratto. Che preghi a fare?”. Quello che il nemico non vuole farci sapere, però, è come le distrazioni possano portarci a profondi atti d’amore per il Signore e dunque portarci a una più profonda comunione con Dio. Prendiamo in considerazione alcuni modi in cui la nostra distrazione può diventare un’attrazione verso Dio.

In primo luogo, può aiutare chiamare la nostra distrazione per nome. Se è qualcosa che dobbiamo ricordarci di fare (esempio: “prendi altro latte al supermercato”), allora possiamo annotarcelo e pensarci più tardi. Altre volte, le nostre distrazioni sono più radicate (esempio: “tensioni sul posto di lavoro”) e sono cose delle quali il Signore vuole parlarci nel tempo di preghiera. Questo può portare più autenticità nella preghiera.

Ma non tutte le distrazioni meritano le nostre attenzioni. Infatti potremmo “cadere nel loro tranello”, dice il Catechismo. “Basta tornare al nostro cuore: una distrazione ci rivela ciò a cui siamo attaccati”. Quindi, il semplice atto di dare un nome a ciò che riconosciamo essere un attaccamento nella preghiera può condurci a un meraviglioso atto di fiducia e di abbandono. “Questa umile presa di coscienza davanti al Signore deve risvegliare il nostro amore preferenziale per lui, offrendogli risolutamente il nostro cuore, perché lo purifichi (Catechismo della Chiesa Cattolica, #2729).

Il Catechismo dice anche che le distrazioni rivelano la realtà di dover scegliere continuamente quale padrone vogliamo servire nella vita. La parola “padrone” potrebbe risultare piuttosto insolita nella società odierna, ma evoca la potente analogia di un cane che va a spasso con il suo padrone. Mentre si passeggia potrebbero esserci molti momenti in cui il cane corre avanti o inizia ad annusare in giro e ad esplorare. Possiamo dire che il cane si lascia distrarre rispetto al fatto di essere con il suo padrone. Il padrone è di solito paziente con le distrazioni del cane, ma, al fine di rimanere sullo stesso percorso, potrebbe richiamare il cane o dare uno strattone al guinzaglio. Così, quando ci accorgiamo che la nostra mente se ne va a spasso lontano dal nostro Padrone, dovremmo tornare delicatamente a Lui, senza senso di colpa o paura, tutte le volte che è necessario (Saintly Solutions to Life’s Common Problems, Fr. Joseph Esper).

Anche la nostra improvvisa consapevolezza di esserci distratti di nuovo nella preghiera può essere come uno strattone dato al nostro cuore da Dio Padre che ci dice: “Rimaniamo sul percorso”. Il Padre sa che ci distrarremo perché è parte della nostra natura umana, ma non vuole che lasciamo il suo fianco e la sua compagnia, quindi ci richiama a Sé.

Allora, quando sentiremo di nuovo lo strattone, chiamiamo umilmente per nome la nostra distrazione e vediamo se si tratta di qualcosa di cui sarebbe bene parlare al Signore. Se si rivela un potenziale attaccamento a qualcosa che non sia Dio, allora possiamo coraggiosamente scegliere ancora una volta il Signore come Signore della nostra vita. Dio non è arrabbiato con noi e neanche noi dovremmo esserlo. Siamo chiamati alla comunione con Dio nella preghiera ed Egli non vuole perdere neanche un’occasione per attrarci più vicino a Lui.

Ricordiamoci che niente potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39), nemmeno una distrazione.

Proposito concreto:

  • Chiama per nome le tue distrazioni e nota cosa si mette tra te e Dio. C’è qualcosa che devi mettere nelle mani di Dio oggi?
  • Quando ti ritrovi distratto, sii comprensivo con te stesso come lo è il Padrone. Allo stesso tempo, però, deciditi a usare la consapevolezza della tua distrazione per ritornare al Padrone. Fai un atto di amore scegliendo ancora una volta di stare con Lui.

La meditazione di questo mese è di Tatum McWhirter

 

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