Posted On 01/01/2018

Parla Signore, il tuo servo ti ascolta

Immagino di essere su un sentiero di montagna: è un’avventura affascinante, una scoperta delle meraviglie del creato, preziosa occasione per riconoscere le bellezze che Colui che ha fatto il mondo ha lasciato per noi, quali indizi sicuri della cura per le sue creature. Cammino un passo dopo l’altro, tra la ghiaia del sentiero, gli aghi nel sottobosco della pineta, il prato fiorito dove la traccia del cammino si intravvede appena. Mi colpisce il blu intenso delle genzianelle di montagna, il giallo acceso dei tipici anemoni alpini. Su questo stesso percorso sono passati dei cervi: ne riconosco le orme. Tra un sasso e l’altro c’è un buco? No, è l’ingresso della tana di una marmotta. Tutto parla… eppure il passeggiatore distratto potrebbe non accorgersi e quindi non apprezzare la realtà davanti ai suoi occhi.

A volte anche il nostro cammino spirituale è un po’ così, disattento, distratto. La Chiesa, Madre sapiente, ci dona uno strumento molto prezioso per navigare la vita interiore e riconoscere i segni che il Signore ci ha lasciato e ci manda.

«Vi è un discernimento dei segni dei tempi, che punta a riconoscere la presenza e l’azione dello Spirito nella storia; un discernimento morale, che distingue ciò che è bene da ciò che è male; un discernimento spirituale, che si propone di riconoscere la tentazione per respingerla e procedere invece sulla via della pienezza di vita. Fermiamoci a riflettere in particolare sul discernimento vocazionale, cioè il processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali»[1].

 

Ognuno di noi dovrebbe chiedere: Signore che cosa vuoi che io faccia? È la questione più importante della vita, la domanda da farsi non solo una volta, quando si è giovani, ma ogni giorno, davanti alle scelte che siamo chiamati a compiere. Eppure non sempre è facile chiedere nè tanto meno ascoltare la risposta. Parlavo con Jennifer qualche giorno fa e mi diceva proprio questo: «Sister, chiedo a Dio cosa vuole da me ma mi sembra di parlare al vuoto. Non mi risponde; come faccio a capire? Come posso riconoscere la sua voce?» Ho pensato al giovane Samuele di cui ci parla la Sacra Scrittura. Puoi incontrarlo leggendo il Primo Libro di Samuele. La storia della sua chiamata è emblematica della fatica di riconoscere veramente la Voce di Dio. Solo dopo tre tentativi finalmente Samuele è indirizzato all’ascolto vero, che è alla base di un sincero discernimento, e può dire: «Parla Signore il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10). Per poter pronunciare queste stesse parole occorre la disponibilità del cuore e quella che Sant’Ignazio di Loyola, maestro del discernimento, chiama indifferenza interiore. Essa richiede anzitutto un atteggiamento di fiducia in Dio, Padre Buono che provvede per ciascuno di noi ciò di cui abbiamo bisogno, che ci conosce e ci ama. In fondo è Lui che ci ha creati e desidera per noi il Bene. Chi meglio di Lui? «Signore, tu mi scruti e mi conosci… Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno» (Salmo 138). Il Signore ha desideri di vita e di pace per noi.

Su questa base possiamo aprirci davvero a Lui e mettere da parte i nostri progetti personali non perchè siano sbagliati o “cattivi” ma in quanto potrebbero essere limitati e incompleti. Quando ho presentato ad Andrea questa prospettiva mi ha detto con candore: «Sister Elena, ho paura che Dio mi chieda l’opposto di quello che voglio e che ho sempre sognato per la mia vita. Io non ce la faccio a fidarmi!» Quante volte pensiamo così anche noi! Altro che Dio Padre Buono… è un Dio che se ne approfitta e chiede sempre più. Se gli dai la mano si prende anche il braccio. Meglio andare sul sicuro e non esporsi troppo. Ci tiriamo indietro. Però spesso rimaniamo soli, frustrati e infelici, come ci testimonia Sarah: «Sono rimasta molto colpita vedendo che il Signore mi ha mostrato quanto ero attaccata alle mie idee sul futuro. In realtà ero molto frustrata perchè in fondo sentivo di non aver veramente idea di che cosa stavo facendo. Capisco ora che era perchè non mi fidavo di Dio ma del mondo».

Come possiamo davvero ascoltare il Signore, come riconoscerlo?

«Lo Spirito parla e agisce attraverso gli avvenimenti della vita di ciascuno, ma gli eventi in se stessi sono muti o ambigui, in quanto se ne possono dare interpretazioni diverse»[2].

Lo Spirito Santo, che riceviamo nel Battesimo ed è confermato nella Cresima con tutti i Suoi doni è il Maestro interiore che guida ogni nostra scelta affinchè, nel cammino della Vita, non ci perdiamo, distraiamo o sbagliamo strada. Alla scuola dello Spirito Santo[3] possiamo davvero camminare sicuri.

«Per interpretare i desideri e i moti interiori è necessario confrontarsi onestamente, alla luce della Parola di Dio, anche con le esigenze morali della vita cristiana, sempre cercando di calarle nella situazione concreta che si sta vivendo. Questo sforzo spinge chi lo compie a non accontentarsi della logica legalistica del minimo indispensabile, per cercare invece il modo di valorizzare al meglio i propri doni e le proprie possibilità: per questo risulta una proposta attraente e stimolante per i giovani. Questo lavoro di interpretazione si svolge in un dialogo interiore con il Signore, con l’attivazione di tutte le capacità della persona; l’aiuto di una persona esperta nell’ascolto dello Spirito è però un sostegno prezioso che la Chiesa offre e di cui è poco accorto non avvalersi»[4].

Avere una guida spirituale è un dono bello e grande che possiamo “fare a noi stessi”. Non è un sostituto alla nostra libertà ma un sostegno alla vita spirituale; aiuta a tenere ben orientato ogni movimento del cuore e riconoscere le ispirazioni dello Spirito Santo. Colbin, che da più di un anno veniva per la direzione spirituale, ha detto: «La direzione spirituale mi ha aiutato a crescere in molti modi, ma penso che quello più importante sia stato il mio approccio al discernimento. Prima pensavo che discernimento fosse fare la scelta giusta nelle decisioni fondamentali della vita (la carriera, la vocazione, ecc.)  per ottenere la felicità e far piacere a Dio. Nella mia mente tutto questo era però avvolto nella nebbia di un futuro incerto in cui io dovevo trovare la strada giusta. Attraverso la direzione spirituale ho imparato che la cosa fondamentale nel discernimento è semplicemente la relazione con Dio. Quando si arriva a conoscerlo in modo sincero, Lui diventa il centro e il riferimento di tutta la vita. Qualunque cammino si percorre avendo come obiettivo conoscere, amare e servire Dio, quello diventa la scelta giusta. Questo è stato un passo fondamentale per me e mi ha aiutato a vivere gli anni dell’università in modo diverso e a prepararmi davvero per i passi successivi del mio cammino».

È il modello formativo di Gesù. Quanti episodi del Vangelo ci narrano di un accompagnamento personale: la chiamata dei discepoli, l’incontro sulla via di Emmaus, il dialogo con la Samaritana, con Pietro, l’adultera, il giovane ricco … Mi tornano alla mente le parole di uno dei canti più solenni per il tempo di avvento, il Maranatha di Frisina, che in una delle strofe dice: Tu ti sei fatto compagno nel cammino, ci conduci nel buio insieme a te. Tu pellegrino, sei per amore mentre cammini accanto a noi! È proprio così: è l’Emmanuele, il Dio-con-noi che abbiamo appena celebrato a Natale.

Possiamo allora concludere dicendo che il discernimento  è l’arte di riconoscere la presenza di Dio che è vicino, nella nostra vita. Come il camminatore di montagna non vogliamo essere distratti ma attenti ai segni lasciati da Lui. È il momento allora di guardare alla nostra vita personale e di chiederci: il mio sguardo, interiore ed esteriore, è attento o superficiale? Mi lascio prendere dal mondo e dalle sue attività o sono capace di fermarmi e ascoltare? «Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna alla presenza di Dio» (1 Re 19,11-13). Ci aiuta in questo lo Spirito Santo che invochiamo nella nostra preghiera: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili» (Rm 8,26).

 

[1] Dal documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento, 2017.

[2] Id.

[3] J. Philippe, Alla scuola dello Spirito Santo, EDB.

[4] Dal documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento, 2017.

Proposito concreto

In questo mese, all’inizio di questo nuovo anno facciamo un proposito sincero: lasciare che la nostra vita sia guidata davvero dallo Spirito Santo. Ci impegniamo a pregare invocando la Sua Presenza all’inizio di ogni giorno, di ogni momento di preghiera, prima di ogni decisione che dobbiamo prendere. Affidiamo a Maria, Sposa dello Spirito Santo, questo nuovo anno, il nostro cammino e la tutta la nostra vita.

La meditazione di gennaio è a cura di Elena.

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