Posted On 30/09/2026

Il profeta aggeo

«La cosa giusta al momento sbagliato è la cosa sbagliata».
Ho letto questa citazione di Joshua Harris molti anni fa, e la sua precisione non ha mai smesso di colpirmi. Molto spesso, il nostro problema non sta nel fatto che facciamo cose cattive, ma che facciamo cose buone nel momento sbagliato.

Un esempio chiaro e divertente mi riporta agli anni in cui offrivo accompagnamento spirituale agli studenti universitari. Se avevano un esame importante la mattina seguente, molti di loro finivano per pulire meticolosamente la stanza invece di studiare! Ora, mettere in ordine è una cosa buona e giusta. Ma se lo fai quando dovresti ripassare, diventa la cosa sbagliata.

Mi viene da sorridere anche quando penso alle cene con le coppie sposate. Di tanto in tanto, una moglie dà un leggero calcio al marito sotto il tavolo quando dice qualcosa di inopportuno. Povero marito! Quello che ha detto poteva essere del tutto azzeccato, ma siccome l’ha detto nel momento sbagliato, ha finito per mettere in imbarazzo la moglie.

Come ci ricorda il libro dell’Ecclesiaste: «C’è un tempo stabilito per ogni cosa» (Eccl. 3:1). Il profeta Aggeo, che scrisse nell’era post-esilica, conosceva bene questa bellissima verità: per ogni cosa c’è una stagione, e Dio ha ordinato tutto con la Sua saggezza sovrana. (La parola «ordinare», che deriva dal latino ordo, significa proprio «fila, rango o serie».)

Aggeo rivolse il suo messaggio agli ebrei tornati da poco dall’esilio babilonese. Il suo invito centrale era quello di mettere Dio al primo posto, dando priorità alla ricostruzione del Suo tempio, che giaceva in rovina, rispetto al comfort personale e alle aspirazioni materiali.
«È forse il momento per voi di abitare in case rivestite di pannelli, mentre questa casa giace in rovina?» (Ag 1,4).

Possiamo facilmente immedesimarci in quelle persone: stavano cercando di ricostruire le loro vite dopo essere state in esilio per decenni. Non avevano rifiutato Dio, né lo avevano dimenticato. Stavano semplicemente cercando di rimettere insieme i pezzi: ricostruire le case, riprendere l’agricoltura e prendersi cura del bestiame. Ma in mezzo a questi legittimi bisogni, forse si sono lasciati trasportare, faticando a ordinare correttamente le priorità.

Aggeo sottolineò che le difficoltà economiche della comunità e i raccolti scarsi erano una conseguenza diretta dell’aver trascurato la casa di Dio. Non importa quanto tempo ed energia dedichiamo alle nostre azioni: se dimentichiamo il Signore, diventiamo come una vite spanata che gira a vuoto, lasciandoci stanchi, irritabili e delusi.

La soluzione, tuttavia, è spesso semplice e a portata di mano. Proprio come inserire uno stuzzicadenti di legno in un foro offre alla vite una nuova presa, così accade per le nostre giornate. Inserire la «boccata d’aria fresca» del tempo trascorso con il Signore ci offre una nuova presa, rendendo il nostro lavoro ancora più efficace.

Non è forse un’esperienza comune quella di sviluppare una visione a tunnel quando siamo iperconcentrati su un progetto? Smettiamo di notare le persone, i bisogni e il mondo che ci circonda. Oppure, al contrario, quante volte perdiamo di vista i veri obiettivi perché distratti da compiti minori e irrilevanti?

Ricordo spesso il mio parroco, don Giorgio, dire che «la cosa più importante è che la cosa più importante rimanga la cosa più importante». Era un uomo di incredibile lucidità. Sapeva esattamente cosa veniva prima e cosa poteva – e doveva – aspettare.

Vediamo questa stessa lucidità nei Vangeli. In Luca 9,51-56, gli apostoli chiedono a Gesù: «Signore, vuoi che facciamo scendere il fuoco dal cielo per consumarli?», volendo punire i samaritani per non averlo accolto. Come sottolinea don Fabio Rosini nel suo libro “L’arte di ricominciare”, Gesù non spreca un solo istante su questa richiesta piena di rancore e vendetta. Rimane completamente concentrato sulla Sua missione. Don Fabio ci consiglia proprio di rimanere saldi nelle priorità fondamentali, altrimenti vivremo una vita dettata da continue interruzioni. Essere obbedienti alle nostre priorità ci impone di dire dei no: no alle deviazioni inutili e no allo spreco di tempo.

Le parole del profeta Aggeo ci invitano a fermarci e a guardarci dentro: che rapporto abbiamo con le priorità della nostra vita? Siamo bravi a discernere ciò che dobbiamo fare e quando? Oppure permettiamo che siano le pressioni e le aspettative esterne a dettare la nostra agenda? Ci ricordiamo di dare a Dio ciò che gli spetta, anche quando i nostri impegni sembrano occupare ogni ora della giornata?

Aggeo non stava biasimando gli esuli perché volevano stabilirsi e costruirsi una casa. Piuttosto, stava rimproverando con delicatezza le loro priorità sbagliate: il modo in cui tenevano per sé il tempo, il talento e le risorse necessarie per aiutare a ricostruire il Tempio del Signore.

Una delle grandi tentazioni che affrontiamo è la convinzione che, se doniamo qualcosa, ci resterà meno. Temiamo che, se dedichiamo 30 minuti al giorno alla preghiera o trascorriamo un’ora alla settimana a visitare un parente anziano o a fare volontariato, non avremo abbastanza tempo per fare tutto il resto.

Nella mia esperienza, accade esattamente il contrario. Più tempo dedico liberamente al Signore e a chi è nel bisogno, più Lui migliora la qualità del tempo che mi rimane. Matematicamente, sì, le ore della giornata sono meno. Ma qualitativamente, il tempo per portare a termine i miei compiti diventa molto più proficuo e fruttuoso.

Quest’estate ho avuto la fortuna di trascorrere tre settimane con papà. Da quando mia mamma è venuta a mancare due anni fa, la sua salute è peggiorata rapidamente. A 91 anni, affetto da Alzheimer in stadio avanzato, ora vive in una bellissima casa di cura a pochi minuti da casa.

Ogni pomeriggio trascorrevo due ore con lui, spingendo la sua sedia a rotelle attraverso uno splendido roseto che lui “aiuta” ad annaffiare. Francesco, il giardiniere, ormai lo conosce bene. Di tanto in tanto porge a mio papà la canna dell’acqua, facendogli sentire di contribuire attivamente alla bellezza del luogo. Tecnicamente, Francesco sta «perdendo tempo» con mio papà, interrompendo il proprio lavoro per 30 secondi solo per passargli la canna. Ma capisce che far sentire utile un anziano è una priorità più alta del semplice portare a termine un compito.

Il profeta Aggeo offre questo stesso incoraggiamento al popolo d’Israele e a noi:
«Siate forti, o gente del paese — oracolo del Signore — e mettetevi all’opera! Poiché io sono con voi — oracolo del Signore degli eserciti» (Ag 2,4).

Il Signore è pienamente pronto a benedire i nostri sforzi. Spero che non avremo mai paura di «perdere tempo» con Lui o con le persone vulnerabili che ci circondano. Man mano che stabiliamo le nostre priorità nel giusto ordine, scopriremo che le Sue benedizioni inizieranno a scorrere in maniera ancor più abbondante.

La meditazione di questo mese è di Raffaella Cavallin, AVI.

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