Posted On 04/05/2026

Il profeta giona

Giona
Il profeta dell’inversione a U (=Teshuvà)
in 4 (quasi 5) atti

MEDITAZIONE PIENA DI SPOILERS! 

Prima di pregare con questa Acqua Zampillante è caldamente consigliato leggere tutta la vicenda tragicomica di Giona direttamente dalla Bibbia. Si tratta di quattro paginette…

 ATTO PRIMO. CONVERSIONE (semplice e a sorpresa) DEI PAGANI

Il Signore stesso si prende la briga di chiamare per nome una persona specifica, Giona, per dargli  un compito puntuale e, a dir poco, antipatico. Diciamo che è come se mandasse il Pinco Pallino di turno dal capo di una superpotenza mondiale sterminatrice a dirgli di cambiare atteggiamento perché il Signore non è contento di lui.

Giona capisce al volo e se la dà a gambe, schizzando nella direzione opposta, lontano 6000 Km dal Signore e dalla sua missione. E questo gli costa caro, molto caro, ma nessun prezzo è troppo salato quando si rischia la pelle!

Il Signore tira in ballo l’universo e riesce a scuotere tutto e tutti. Tranne Giona. Tutto trema. Tranne Giona. Tutti pregano. Tranne Giona, che ancora dorme nella sua tana, nascosto nascosto, credendo ancora di potersela cavare ignorando l’uragano.

Alla fine sono proprio i compagni di viaggio di Giona, pagani, che, esasperati dalla paura e dalle circostanze burrascose, nella loro fede semplice, lo vanno a snidare (in tutti i sensi).  «Che cos’hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! […] Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. […] Da dove vieni? […] A quale popolo appartieni?». Giona si sveglia e confessa tutto: la sua identità, la sua religione, la sua missione. E la sua fuga. Allora i marinai, pur riluttanti, lo gettano in mare come lui stesso chiede, e implorano il Signore (il Dio di Giona, non i loro dei). Il mare a questo punto placa la sua furia. Quegli uomini pieni di un grande timore del Signore, offrono sacrifici al Signore e fanno voti. Si convertono.

  • Cosa c’è nel cuore di Dio? Cosa sta cercando di fare attraverso la tempesta? Vuol punire o vuol suscitare un pentimento?
  • Cosa desidera il Signore per Giona?
  • Che benefici portano a Giona le domande dei marinai? Sono strumenti di umiliazione o di esortazione?
  • Quali sono i segni, nel comportamento e nelle parole dei marinai, che manifestano la loro conversione?

 ATTO SECONDO. ANCHE GIONA CONVERTITO?! (e salvato)

Il Signore manda un pesce grandissimo (qualcuno ipotizza una balena…) che, inghiottendo Giona, di fatto lo salva. I tre giorni nella pancia del pesce, nell’abisso della  morte, trasformano Giona. Non lo riconosciamo più. Si pente. Mentre è ancora in una situazione disperata (in mezzo al mare dentro un pesce che lo digerisce) riceve la grazia della Speranza e della Fede e prega come se fosse già sano e salvo sulla riva: «Dal profondo degli inferi ho gridato e tu hai ascoltato la mia voce. […] tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio». Giona è salvo. Il Signore gli offre una seconda occasione e questa volta lui accetta la missione, va nella capitale del grande impero e intrepido, proclama il messaggio difficile di Dio: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!».

  • Cosa c’è Dio nel Tuo cuore? Cosa stai sperando di fare per Giona? Non stai sperando che muoia…
  • Quali novità nel comportamento di Giona convertito Ti fanno gioire, SIgnore?
  • Cosa suggerisci a me, Dio mio, in questi giorni, per manifestare la mia conversione, la mia fiducia e la mia disponibilità ad essere Tuo portavoce/profeta? Quali rischi vedo e che timori vivo? Te li consegno.

ATTO TERZO. ADESSO TOCCA A NINIVE (destinataria della missione) CONVERTIRSI

Appena udita l’ammonizione del profeta (come sappiamo il profeta parla a nome di Dio, porta il Suo messaggio) i cittadini di Ninive credono a Dio e fanno penitenza. Anche il re partecipa con fede: «Ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?».

  • Signore quindi Tu non volevi distruggere i malvagi! Tu ti lasci com-muovere, s-muovere, muovere da un piccolo segno di pentimento! Cosa provi davanti alla loro conversione?
  • Come hai usato il Tuo profeta per arrivare a questo miracolo? Chi sono i profeti coraggiosi e fedeli su cui puoi contare oggi nella nostra società?
  • Se vuoi, manda anche me a proclamare un messaggio scomodo, se può facilitare qualche conversione.

ATTO QUARTO. (colpo di scena) . CONVERSIONE… DI DIO!

Dio vede le loro opere, che cioè si sono convertiti dalla loro condotta malvagia, e si impietosisce riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fa… Sembra invalidare le parole del profeta.

  • Signore, hai raggiunto il Tuo scopo, la conversione del cuore dei tiranni del mondo, e sei contento di non dover distruggere la città!
  • Anche Tu torni sui Tuoi passi, fai inversione a U.
  • Certo che, povero Giona, sembra proprio che abbia fallito: doveva annunciare in Tuo nome una distruzione, che poi però non è avvenuta. Per Te tutto è andato liscio, ma lui, che figuraccia…

ATTO QUINTO (incompiuto). IL CUORE DI GIONA SI CONVERTIRÀ NEL CUORE DI DIO? 

Ninive si converte, Dio cambia idea, ma Giona non ce la fa proprio a festeggiare, anzi, ne è grandemente dispiaciuto e indispettito. Dio, che vuole pian piano far entrare Giona nel Suo cuore di Padre misericordioso, gli offre occasioni per farSi conoscere e per farlo partecipare alla Sua compassione. Dio resta accanto al Suo profeta, gli parla, gli si fa presente in modo familiare e intimo, ma la storia rimane sospesa e ogni finale è una possibilità. Giona farà un’altra teshuvà (conversione)?

  • Giona, guarda bene, tu annunciavi che la città sarebbe stata distrutta, e ci sei rimasto male perché non è perita. Ma ricordi? Nella tua lingua l’espressione “distrutta” si presta ad una interpretazione volutamente ambigua; significa anche “capovolta”, “rivoluzionata”, cioè “convertita”. Una vera e propria “inversione a U”! La città ha fatto teshuvà.
  • Ti ringrazio Padre per quelle volte in cui, con l’aiuto di vicende indesiderate, di santi antichi e di profeti contemporanei -probabilmente antipatici- della porta accanto, sei riuscito a risvegliare anche me, a farmi ritrovare la mia identità cristiana, la mia appartenenza a Te, la mia missione profetica portandomi a pentimento, confessione, conversione e nuova vita (teshuvà).
  • Chi è profeta per me in questo momento? Quali burrasche mi assalgono? Chi mi sfida a tornare a Te? Chiedo la Grazia di ricevere questi messaggi e di lasciare che mi convertano.
  • Signore, Giona, che era riuscito a convertirsi a Fede e Speranza nel ventre del pesce, è poi riuscito a convertirsi anche all’Amore? Al Tuo amore anche per chi sembra perdutamente affondato nel male come Ninive? Chi, oggi, a me sembra irrecuperabile? E Tu, che ne pensi?
  • Signore, quando mi mandi in mezzo ai “malvagi”; quando non ci voglio andare; quando voglio che Tu mi lasci in pace e preferirei tacere o lamentarmi mormorando; o sparlare  al sicuro dietro le spalle dei “nemici”; quando voglio che Tu li tolga di mezzo per mezzo mio… apri il mio cuore allo Spirito Santo e all’amore che “tutto soffre e tutto spera”, “che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva”, che prega con Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Quando non voglio essere Tuo profeta, manda me. Converti me!

Proposito concreto: Alla luce del significato della parola ebraica teshuvà, e della nostra chiamata Battesimale ad essere profeti (=coloro che portano il messaggio di Dio) preghiamo con i punti indicati nella meditazione.

Teshuvà è un termine ebraico che troviamo in abbondanza nel libro di Giona. La teshuvà è un percorso che comprende in sé più di un significato e che di solito è tradotto dai termini “pentimento” “ritorno”, “conversione”, “espiazione” o  “penitenza”. È il “passaggio” dalla schiavitù alla libertà attraverso l’immersione nell’acqua; è la “morte necessaria” per rinascere. È una Pasqua. Noi cristiani vi intravvediamo il Battesimo. È l’invito a “tornare” dopo aver perso la strada o dopo aver preso la strada sbagliata. Dio utilizza qualsiasi espediente perché l’uomo assuma la sua responsabilità e collabori con la Grazia che gli viene offerta. Noi cristiani vi intravvediamo la Confessione. Un unico “ravvedimento” non può essere sufficiente, perché la natura ferita dell’uomo lo porta continuamente ad allontanarsi da Dio: è necessario un pentimento continuo, rinascita sempre nuova. Ogni volta che l’uomo se ne va, Dio lo insegue con sollecitudine e con la Sua disponibilità a dialogare e a perdonare infinite volte.

 La meditazione di questo mese è di Clara Remartini, AVI.

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