Naùm – il consolatore
“Ecco sui monti i passi di un messaggero, un araldo di pace. Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti, perchè non ti attraverserà più il malvagio… il Signore restaura la vigna di Giacobbe, come la vigna di Israele.” (Naum 2,1-2)
“Non temere”, sembra dire il profeta della consolazione, Naum, il cui nome significa appunto, consolatore. Il piccolo popolo di Israele, decimato dalla deportazione del 721 a.C. e stretto nella morsa del potente impero Assiro, avrebbe visto da lì a poco la distruzione del suo crudele oppressore.
Il profeta Naum, originario di Eclos, operò presumibilmente tra il 663 a.C. e il 612 a.C., anno della caduta di Ninive la grande capitale del potente regno Assiro. In questo contesto di oppressione e disperazione gli oracoli del profeta contro Ninive ebbero un impatto psicologicamente liberatorio per l’oppresso popolo di Giuda: ciò che sembrava impossibile si avverò dimostrando che Dio non aveva dimenticato il suo eletto e aveva ascoltato le sofferenze del suo popolo; ad esso Dio restituì la speranza di poter tornare ad adorarlo nella libertà e nella pace, in un regno restaurato e ricostituito da lui stesso.
Anche se gli oracoli di Naum non hanno un carattere esplicitamente messianico, nel suo brevissimo libro di soli tre capitoli possiamo ritrovare tanti temi presenti nella stessa missione di Gesù.
Innanzitutto il suo messaggio si presenta come “il lieto annunzio”: Ecco sui monti i passi di un messaggero, un araldo di pace (Naum 2,1)
Il “vangelo”, la lieta notizia, ha a che fare con la vera pace portata da Gesù; una pace che non è la fine di una guerra dove ci sono vinti e vincitori, ma la pace del cuore, quella che nasce dalla riconciliazione con Dio e con il fratello. La pace è frutto dello Spirito Santo di Dio che trasforma le menti e i cuori e ci aiuta a vivere profonde relazioni di fraternità reciproca. Questo messaggio di pace è Gesù stesso, l’unica parola definitiva detta dal Padre ad ogni uomo, parola di misericordia che genera misericordia.
Naum annuncia un Dio che è rifugio, “Buono è il Signore, un asilo sicuro nel giorno dell’angoscia” (Naum 1,7) e che tanto richiama l’invito di Gesù ad andare da lui nella nostra afflizione e oppressione per trovare ristoro e conforto: “…Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò ristoro”(Mt 11,28). Quando Dio si rivela a Mosè e dice il suo Nome ineffabile, non dice solo che è Colui che è, ma che “È PER”, definitivamente e irrevocabilmente per l’uomo.
Questo essere “per l’uomo” è salvezza, liberazione dal nemico che lo assedia, “distruzione dell’oppressore” che non è un popolo nemico, come nel contesto storico il popolo Assiro, ma è il nemico per eccellenza, il diavolo, colui che della morte ha il potere, il principe di questo mondo e che Gesù ha sconfitto per sempre attraverso il sacrificio della sua stessa vita.
Un altro tema caro alla letteratura scritturistica è l’immagine della “vigna restaurata” … il Signore restaura la vigna di Giacobbe, come la vigna di Israele.” (Naum 2,2) vigna di cui il Padre è l’agricoltore e Gesù è la vite stessa, per ricordare la pericope giovannea della vite e i tralci. Gesù restaura quella vigna che ormai produce solo uva acerba o che è stata abbandonata da agricoltori indegni, e diventa lui stesso la buona vite che produrrà frutti buoni per il Padre; di questa vite noi siamo i tralci indissolubilmente uniti a lui e vivificati dalla stessa linfa dello Spirito di Cristo, capaci anche noi perciò di portare frutti buoni per il Padre e per il Regno.
La consolazione del profeta “consolatore” è pertanto la presenza di Dio che entra nella sofferenza del suo popolo e porta la salvezza. Se per Naum la salvezza sarà la distruzione di una città e di un altro popolo a favore del popolo di Giuda, sappiamo che per l’uomo del nuovo testamento, la salvezza è la vita che non muore mai, anche quando sperimenta il limite della morte; perchè la vita di Dio è qualitativamente diversa dalla vita mortale e i beni in gioco sono eterni. La Vita Nuova è vita intessuta d’Amore, quello vero, che scaturisce direttamente dal cuore della Trinità; tutti abbiamo ricevuto in dono questa Vita che abita dentro di noi e che chiede di venire accolta, curata, custodita e fatta crescere.
Lasciamoci guidare da Naum, in questo mese, per accogliere la consolazione che Dio vuole darci attraverso i tanti “profeti” di bene che incontriamo quotidianamente e che ci ricordano che Dio è per noi e non contro di noi. Chiediamo però anche il dono di essere noi stessi profeti di consolazione per gli altri, facendoci portatori del lieto annuncio di pace e della certezza che il male è già stato distrutto.
“Ora (dice il Signore) infrangerò il giogo che ti opprime, spezzerò le tue catene” (Naum 1,13)
La meditazione di questo mese è di Michela Brugnoli, AVI.
Versione Audio




