Posted On 04/12/2017

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by Ruth Kuefler

Sulle orme del discepolo amato

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1:35-42)

Una cosa che mi ha sempre lasciata perplessa del Vangelo di Giovanni è il fatto che lui si definisca come “il discepolo che Gesù amava” (Gv 18,23; 19,26; 21,7; 21,20). Lo fa almeno quattro volte! Perché insiste così tanto?
Non erano forse anche gli altri discepoli altrettanto amati dal Signore? Era proprio necessario sottolinearlo?
È solo riflettendo sul mio incontro personale con l’amore di Cristo che riesco a farmi una ragione di questa insistenza…

Come Giovanni mi ricordo il giorno e l’ora in cui i miei occhi hanno incontrato lo sguardo di Cristo. Anche per me erano circa le quattro del pomeriggio di un giovedì, il 6 dicembre 2012. Mi trovavo nella cappella del centro cattolico della mia università in Texas. Anch’io ero giovane, una diciannovenne che non aveva la più pallida idea dell’avventura a cui sarebbe andata incontro. Nel mio cuore quel giorno ordinario rimarrà per sempre il giorno che cambiò tutti gli altri.

Cos’è successo quel giorno? Forse qualcosa di simile a ciò che accadde a Giovanni. E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni il Battista] disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. È stato come se per la prima volta avessi riconosciuto l’Agnello di Dio davanti ai miei occhi, non come uomo, ma nelle sembianze di un pezzetto di pane. Catturati dallo stesso tenero sguardo, Giovanni ed io, abbiamo probabilmente scoperto le stesse parole scritte nel nostro cuore: Cherise (Giovanni), prima di tutto tu sei amata. Eccomi di fronte ad un Amore così immenso che mi ama non per quello che faccio ma per il semplice fatto che io ci sia. E così ponevo con parole mie la stessa domanda di Giovanni: «Chi sei (Dove abiti?)? » Nel mio cuore ardeva la fiamma di un nuovo desiderio di conoscere questo Dio che mi amava così, e sotto questo sguardo trovavo addirittura il coraggio di rischiare: ero pronta a ricambiare il suo amore e a giocarmi nella relazione con Lui.

«Venite e vedrete». Gesù ci invita costantemente a rispondere al suo amore e a scoprirlo in modi sempre più nuovi e profondi. Lui desidera non solo che lo riceviamo ma che ne veniamo trasformati. Dobbiamo ricordarci però che non possiamo aspettarci di sapere tutto prima di decidere di seguirlo. Se Giovanni avesse conosciuto le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, come stare sotto la croce con Maria, forse avrebbe esitato. Anch’io avrei esitato se avessi conosciuto le sfide che avrei trovato lungo il cammino, e mi sarei persa la gioia e la bellezza che mi aspettavano dopo il mio “sì”. Fidiamoci della promessa di Gesù: Venite e vedrete.

«Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui… ». Quando abbiamo la grande fortuna di incontrare qualcuno che ci comprende, ci ama per come siamo e ci stimola a crescere e a migliorare, naturalmente desideriamo di rimanere in sua compagnia. Dio è quella persona davanti alla quale non dobbiamo (e non possiamo) nascondere niente di noi stessi. Penetrando con lo sguardo l’angolo più profondo del nostro cuore, ci ama teneramente. Possiamo sperimentare questa intimità con Lui in modo particolare davanti al Santissimo Sacramento e ancor più quando Lo riceviamo nella Comunione. Qui la presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo entra in noi abbattendo le barriere che ci separano. Lui desidera stare con noi e diventare una cosa sola con noi (cfr. Gv 17,21): non scappiamo via subito dopo aver accolto l’Eucarestia, e rimaniamo sotto il suo sguardo lasciandoci amare.

Come Giovanni, quel giorno nella cappella mi sono sentita anch’io la discepola che Gesù amava. Ho lasciato che questa verità mi sorprendesse ed entrasse dentro di me toccando quel cuore che avevo sempre cercato di proteggere. In quel momento, una gioia e una pace che possono solo venire da Dio mi hanno riempita e non mi hanno mai più lasciata. Grazie a quest’esperienza posso comprendere l’insistenza di Giovanni nel definirsi discepolo amato. Scoprirsi amato così, non può che suscitare meraviglia: è il desiderio più profondo di ogni cuore. In questo stupore, senza mai stancarci, Giovanni scrive le sue parole ed io condivido la mia esperienza.

Essere amata dall’Amore è la mia vera identità e da quando l’ho scoperta indirizza le mie scelte. Coltivando nella preghiera la relazione quotidiana con il Signore, ho cominciato non solo a conoscere meglio lui ma anche me stessa. Ho scoperto dentro di me desideri e sogni che non avrei immaginato di avere e ho visto davanti a me un futuro pieno di opportunità nuove: sperimentare una gioia duratura, crescere nella capacità di amare e lasciarmi amare, fare della mia vita un dono ed avere comunque un calice sempre traboccante (cfr
Sal 23,5). Sotto il suo sguardo, continuo ad avere il coraggio di vedermi ed accettarmi come sono ed allo stesso tempo scopro chi sono chiamata ad essere.

In realtà, agli occhi di Dio siamo tutti l’amato. In Isaia ci dice: Sei prezioso ai miei occhi e sei degno di stima e io ti amo (Is 43,4). Cerchiamo di incontrare quel suo sguardo senza il quale rischieremmo di perderci la grande avventura preparata per noi da tutta l’eternità. Giovanni, un giovane che progettava di seguire le orme di suo padre e diventare un pescatore, non avrebbe mai potuto immaginare il suo futuro accanto al Figlio di Dio.
Nemmeno io, una timida ragazza di campagna texana, avrei mai potuto immaginare di trasferirmi a Roma, studiare filosofia in italiano, e camminare verso la consacrazione con le Apostole della Vita Interiore: una comunità dedicata all’evangelizzazione e la formazione spirituale delle persone. Ciò che non era nei miei piani si è rivelato una gioia che è andata ben oltre le mie aspettative. Camminiamo con la certezza di essere accompagnati dalla sua Grazia e guidati dal suo Spirito che ci ricorda che prima di tutto siamo amati.

Per la preghiera e la riflessione:
Adulti:
Mi fermerò in chiesa una volta questa settimana e davanti al Santissimo e farò una semplice e sincera
preghiera: «Signore vengo a Te come sono. Fammi sperimentare il tuo amore unico e immenso per me». Poi, nel silenzio, attenderò la sua risposta.
Prenderò un momento per guardare la mia vita e con gratitudine riconoscere la grande avventura in cui il Signore mi ha guidato finora. Vedendo dove era particolarmente presente, lo ringrazierò, e vedendo dove non sono riuscito ad accoglierlo, chiederò perdono.

Giovani:
Prenderò un momento di silenzio per mettermi davanti al Signore in vulnerabilità e sincerità. Mi presenterò a lui come sono e chiederò di farmi sperimentare il suo sguardo d’amore.
Pensando al mio futuro, mi fido che Gesù mi sta guidando? Oggi farò una preghiera semplice e attenderò la sua risposta: «Dio, cosa desideri per la mia vita? »

Proposito concreto
Domenica proverò a gustare l’intimità con il Signore rimanendo più a lungo con lui (almeno dieci minuti) dopo aver ricevuto Gesù nell’Eucarestia.

La meditazione di dicembre è a cura di Cherise

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